14/08/10

Benvenuti a Casa Sonaglia


La Strada e il Cielo di Roberto Sonaglia

Finalmente abbiamo deciso di inaugurare la Nuova Casa, traslocando i nostri Blog monolocali in Questa Nuova Dimora.

Abbiamo trasferito qui tutti i post di California Robi, California Samy e California Living, ed è qui che, d’ora in avanti, condivideremo i Nostri Pensieri, le Nostre Poesie e i Nostri Racconti, fra Noi e con chi vorrà seguirci.

Vi diamo quindi il benvenuto nella Nuova Casa, dividendo con Voi una canzone per Noi molto importante, ad accompagnare immagini che raccontano la Nostra Storia.

L’Angelo e l’Ondina sono adesso un Uomo e una Donna, Roberto e Samanta.

Qui inizia il resto della Nostra Vita.

Benvenuti a Casa Sonaglia!!!

Roberto e Samanta

05/08/10

Magic Waters - Epilogo

MW Epilogo

- Quindi tu sapevi che Kim è una Sirena?

Gabe e Grace erano rimasti in piedi di fronte al mare, osservando quanto accadeva sulla Terra, attraverso la magia che permetteva alle immagini di eventi in corso sul pianeta di riflettersi tra le onde dell'Oceano che bagnava la Spiaggia Bianca.

- Si, l'ho sentito dalla prima volta che ho incontrato quella ragazza. C'è un legame telepatico tra tutti noi figli del mare, come ben sai.

Gabe appariva pensoso, qualcosa non era ancora chiaro nella sua mente - Ma allora come mai lei non l'ha avvertito, quel legame?

- I poteri sono completamente sviluppati solo quando un atlantideo è consapevole della propria natura. Kim doveva ancora scoprire di esserlo.

- Avrà una bella sorpresa quando, finita la vacanza, tornerà in sede alla Star-Shaped, e vi rincontrerete! - esclamò l'Arcangelo ridendo.

Grace rise a sua volta - Non ne dubito! Scoprirà di aver lavorato con una sua parente per diversi anni senza saperlo!

Le immagini fra le onde si facevano sempre più indistinte. Quella storia era al suo epilogo, e l'Oceano riprendeva i colori e la consistenza che gli erano propri, lasciando Kim, Max e il discendente di Merlino liberi di vivere il loro futuro.

- Un'altra cosa - riprese Gabe rivolto alla sua ondina - prima hai detto che Chuck potrebbe essere un atlantideo... che in qualche modo lo avverti... però in lui i poteri telepatici sono ben formati, nonostante non abbia alcuna consapevolezza della propria origine.

- Non ti sfugge niente, detective divino, eh? - lo apostrofò ironicamente Gracelyn.

- Innanzitutto faccio il fotoreporter - rispose Gabriel, dandole un affettuoso buffetto sulla guancia - è il mio mestiere! E poi, non dimenticarti che ho il privilegio di fissare il Capo direttamente negli occhi... occhi che vedono, hanno visto, vedranno sempre Tutto.

- Ecco perché mio padre Poseidon lo chiama "Grande Fratello"!

- Veramente lo chiama in molti modi, quando pensa di non essere ascoltato, dimenticando che il Capo, oltre che vedere, sente Tutto! - disse Gabriel scoppiando a ridere.

Grace aveva le lacrime agli occhi dal divertimento - Immagino, conoscendo il caratterino di mio padre! Mi stupisce che il Capo non l'abbia ancora incenerito!

Si stavano abbracciando forte. Era uno di quei momenti che non avrebbero cambiato con nulla al mondo - Il Capo si diverte da morire a sentire con quanta fantasia Poseidon riesce a trovare sempre nuovi epiteti per descriverlo! E' Lui che ha creato il senso dell'umorismo, come ogni altra cosa nell'Universo... comunque, quella cosa di Chuck... come la spieghi?

Grace, facendo uno sforzo non indifferente, tornò seria - Probabilmente entrambi i suoi genitori provengono dal mare. I suoi poteri devono perciò essere così forti che, anche senza la consapevolezza delle proprie origini, in qualche modo si manifestano. Immagina due fuochi che si uniscono dentro una stanza perfettamente sigillata. Il calore è così elevato che deve passare all'esterno, per quanto spesse siano le pareti...

- Interessante - disse Gabriel, accarezzando i capelli della sua amata - e brava la mia maestrina!

Grace si accoccolò nel suo abbraccio. In quel momento non era la direttrice della più importante multinazionale del settore salvaguardia degli oceani, non era la potente figlia dei flutti che aveva sconfitto il Leviatano, non era la super-eroina dai poteri quasi illimitati che proteggeva il pianeta. Era una bimba teneramente abbandonata nell'abbraccio del suo adorato Essere Perfetto.

- Ribadisco - concluse Gabriel, fissando le onde - L'Oceano è molto più complesso del Cielo.

FINE

30/07/10

Magic Waters XII

Magic Waters 12 Robi

Acque magiche

Kim annaspava agitando braccia e gambe nel tentativo di combattere la pressione dell'acqua, trattenendo il respiro più che poteva. Un'impresa disperata, dettata dall'istinto di sopravvivenza più che dalla logica. Infine, nonostante i suoi sforzi, non riuscì più a resistere, e con un ultimo guizzo aprì la bocca, disperando che lei e il suo Max potessero salvarsi. L'acqua le riempì i polmoni in pochi istanti ma, con sua sorpresa, continuava a sentire l'ossigeno fluirle nell'organismo. Subito dopo venne la consapevolezza: una serie di visioni simili a quelle sognate la notte precedente, ma che sapeva fossero ricordi. Percepì la sensazione di avere, al posto delle gambe, una coda pinnata agile e fatta per muoversi nelle profondità marine; abbassando la testa d'istinto si accorse di avere ancora le gambe, ma anche che riusciva a vedere perfettamente nell'acqua, come se i suoi occhi fossero nati per quello; ricordò scene di vita ad Atlantide, comprendendo di averle davvero vissute tramite la sua discendenza da quegli antichi esseri marini; rammentò come i simboli raffigurati sul medaglione trovato in mare, fossero quelli della casata regnante di Atlantide, la sua famiglia. Kim era una figlia degli oceani.

Tutti questi pensieri le attraversarono la mente in frazioni di secondo, lasciando subito il posto a un'altra consapevolezza: se non avesse fatto qualcosa il suo compagno sarebbe morto. Nuotò velocemente verso Max, che si agitava debolmente, sul punto di perdere conoscenza, continuando ad impugnare la spada. Lo afferrò per un braccio, trascinandolo oltre quello che rimaneva delle rocce che avevano formato le pareti della stanza sotterranea, verso la superficie del mare. Mentre risaliva, portando con sé l'archeologo ormai sul punto di perdere coscienza, si stupì della propria forza e dell'agilità con cui si muoveva nell'acqua: trascinare a velocità elevata quel peso non le arrecava alcuna fatica.

Finalmente furono in superficie. Max, dopo aver inalato diverse boccate d'aria a pieni polmoni, iniziava a riprendersi, e una volta giunti a riva riuscì a camminare con le sue gambe, pur barcollando, sempre con la spada stretta nel pugno. Kim invece non mostrava nessun segno di fatica.

- Vi stavo aspettando - sentenziò Don Melville, fermo sulla battigia.

I due ragazzi lo fissarono, stupiti di trovare il loro anfitrione vestito come un mago di altri tempi, con una lunga tunica azzurra che lo copriva dal collo ai piedi, sulla quale erano ricamati segni esoterici con fili dorati. La testa era coperta da un cappuccio, che gli arrivava poco sopra la linea degli occhi. In mano teneva un grosso volume rilegato in pelle.

Max non riusciva ancora a parlare, respirando affannosamente. Kim si rivolse a Don Melville, a chiedere conferma di quello che la sua mente già aveva iniziato a comprendere riguardo gli avvenimenti degli ultimi giorni:

- Non è un caso che sia vestito così... lei sapeva già tutto, vero? E conosce anche il legame che c'era tra Camelot e Atlantide...

- Siamo tutti parte di quel legame - confermò Melville, sorridendo - Sono secoli che viene tramandata la profezia che vi riguarda.

- Quale profezia? - chiese Max, con respiro ancora affannato.

- In realtà non è una, ma sono tante profezie, redatte nei secoli, ma che raccontano tutte le stessa storia. Un tempo quello che vedete laggiù - spiegò Don Melville, indicando il castello che li ospitava - era la sommità dell'isola di Camelot.

- Proprio come è scritto in quei volumi della biblioteca! - esclamò Max.

- Esatto. E in quei documenti c'è anche scritto come Camelot sprofondò nell'oceano, a causa di un cataclisma naturale. E come i suoi abitanti si salvarono, grazie a un patto fatto con il Re dei mari...

- ...Poseidon! - disse Kim, senza esitare.

- Esatto anche questo - ribadì Melville - Quando la Faglia di San Andreas si mosse, molti secoli fa, l'isola di Camelot sprofondò in fondo al Pacifico. Per loro fortuna gli abitanti trovarono un Poseidon ben disposto, che, dopo un patto siglato col loro Re... Re Artù, si, proprio lui (che quindi è di puro sangue messicano, con buona pace di tutti i post-celtici sparsi nel mondo!), concesse loro di vivere, trasformati in tritoni e sirene, nell'Oceano, continuando ad abitare la loro isola ormai sommersa, che nel corso dei secoli le leggende hanno identificato con la mitica Atlantide.

Il Don fece una pausa. Max ne approfittò per chiedere:

- Come mai il castello è rimasto in superficie? E perché le gesta di Artù sono arrivate nel vecchio mondo, in Europa, al punto tale da radicarsi nella cultura anglosassone?

- Prima del cataclisma Artù e una delle figlie di Poseidon si erano incontrati, e innamorati. Ma la loro natura così diversa rendeva impossibile il coronamento della storia. Fu lei a salvarlo dalla catastrofe che colpì Camelot, e a rivelare finalmente a suo padre i sentimenti che provava per quell'umano. Poseidon concesse la propria benedizione a patto che lei rinunciasse alle sue prerogative di sirena e, con il suo uomo, iniziasse la loro vita comune dall'altra parte del mondo, lontani da Camelot e dalle loro genti. Fu così che Artù e la sua sposa andarono nel vecchio mondo, accompagnati dal fedele consigliere di Artù, Merlino, il mio progenitore. Per mantenere il legame con le loro origini, Poseidon gli impose di raccogliere delle pietre da questi fondali, pietre che sarebbero dovute passare di generazione in generazione ai loro discendenti. Questo a rappresentare i medaglioni che ogni abitante delle profondità marine indossa.

- Come nel mio sogno! Anche la Sirena portava un medaglione... questo! - intervenne Kim, mostrando la chiave degli abissi che stringeva in mano.

- Il legame è ancora più stretto, mia giovane amica - sorrise Don Melville - ancora non l'hai capito? Anche tu porti un monile formato da un anello d'oro e una pietra incastonata al centro...

- Le pietre di famiglia... quelle tramandate a ogni primogenito... - mormorò Kim, portando la mano al collo e stringendo quel gioiello che non aveva mai abbandonato dal giorno del suo ventunesimo compleanno.

- Questo significa, mia cara ragazza - riprese Melville - che anche tu sei di stirpe atlantidea. Qualcuno dei tuoi antenati abbandonò le profondità marine per iniziare una vita sulla terraferma... magari per amore, proprio come successe alla Sirena che si unì ad Artù, chi lo sa? Il loro gesto fu imitato nei secoli da molti abitanti di Atlantide, e a ognuno di loro Poseidon impose di portare un monile proprio come il tuo.

- Lei è un discendente di Merlino!? - chiese Max, che aveva seguito tutta la conversazione fra Kim e Melville rimanendo in silenzio - Ma qual è la mia parte in tutta questa storia?

- Non l'hai ancora capito? - fece Melville, sornione - Le profezie sono chiare: i mondi di superficie e sottomarini si sarebbero congiunti di nuovo quando una figlia degli oceani e un discendente di Artù si fossero incontrati in queste acque, innamorandosi. E in quel momento la natura marina di quella figlia dei flutti si sarebbe manifestata, ridandole quindi tutti i poteri di un'ondina.

- Vuol dire... - intervenne Max, stringendo ancora di più la spada nel pugno - vuol dire che io...

- Si, ragazzo. Tu sei quel discendente di Artù di cui parlano le profezie - fissò l'arma che Max teneva in mano - Hai estratto la spada dalla roccia - spiegò sorridendo - Mentre tu - continuò, rivolto a Kim - e ormai ti è ben chiaro, hai nel sangue la linea della casata di Poseidon. Come scritto nelle profezie, vi siete incontrati in queste acque magiche.

La ragazza lo guardò, interrogativa - Che ne è di quel popolo... il mio popolo...

- Il vostro - la corresse Don Melville - anche Max discende da quella gente, la sposa di Artù era una Sirena. Gente che, da questo nucleo originario, si è sparsa per tutti gli oceani, abitandoli, e rendendoli la loro casa. Ora è tempo anche per voi di tornare a casa. Poseidon vi aspetta, per benedirvi, e lasciare che il vostro destino si compia. Un destino scritto da secoli, che è anche il destino degli elementi che compongono la vita su questo pianeta: l'acqua degli oceani da cui entrambi provenite; l'aria turbinosa e il fuoco dei fulmini della tempesta che vi ha fatto incontrare qui, sulla roccia di questo castello che è il vostro castello, quella stessa roccia che ha conservato per secoli Excalibur, la spada di Artù, riportata qui da Merlino dopo la morte del Re, e qui custodita dai discendenti del mago, in attesa che tornasse in mano al suo proprietario. Ora è tua, ragazzo, dopo che l'hai estratta dalla tavola rotonda su cui il tuo antenato fondò la prima grande civiltà della storia moderna!

Max e Kim rimasero in silenzio per lunghi istanti, fissandosi negli occhi, guardando increduli l'imponente struttura del castello che svettava sull'oceano, e che Don Melville aveva affermato fosse loro proprietà, guardando anche il Don con occhi pieni di stupita meraviglia per tutte le magie in cui quelle acque li avevano immersi, cambiando in pochi giorni la loro vita, ridando loro una vita che non sospettavano nemmeno di avere.

Fu Kim a rompere quel silenzio:

- E lei, Don Melville? Che farà ora?

L'uomo sorrise, sotto il cappuccio che gli nascondeva gran parte del viso - Quello che ho sempre fatto. Quello che tutti i miei antenati, a partire dal primo, Merlino, hanno fatto: sono al vostro servizio, miei giovani amici.

25/07/10

Magic Waters XI

Magic Waters 11 Robi

L'ultimo cavaliere

La luce tremolante delle candele rischiarava debolmente il corridoio sotterraneo, aumentando l'atmosfera suggestiva di quel posto. Kim vagava con lo sguardo sulle pareti, coperte di quadri che ritraevano antichi personaggi di varie epoche, i cui tratti somatici lasciavano intuire appartenessero alla stessa linea di sangue.

- Che succede? - chiese Max, osservando l'aria assorta e pensosa con cui la ragazza fissava i ritratti - Stai bene?

- Si... - rispose Kim - è solo che... mi sembra di conoscere questo posto, di esserci già stata...

- Suggestione - esclamò l'archeologo con un sorrisetto - Magari ti ricorda la scena di qualche vecchio film. I sotterranei dei castelli sono tutti uguali!

Kim continuava a seguire la linea progressiva in senso cronologico dei quadri, sempre più assorta. Giunta davanti all'ultimo si bloccò, con un'espressione di stupore sul viso - Accidenti! - disse, fissando il ritratto di fronte a sé - lo sapevo di essere già stata qui... anche se solo in sogno! Questo è il corridoio che ho sognato la prima notte, e questo - continuò, indicando la figura ritratta nel quadro - è il guerriero che ho visto stanotte!

Max avvicinò la candela al quadro, per vedere meglio il personaggio ritratto. Appena la luce colpì la tela, il giovane strabuzzò gli occhi, esclamando:

- Ma... questo sono io! - si avvicinò ancora di più al quadro - O meglio... sono io trasportato nel Medioevo, con tanto di barba e armatura da prode guerriero!

- Ora che ci penso - riprese Kim, parimenti stupita - nel primo sogno il guerriero sembrava voler indicarmi qualcosa, puntando la spada... da quella parte! - concluse, indicando con la mano verso la fine del corridoio, sulla sinistra.

Max voltò la candela in quella direzione, rischiarando il percorso - Che mi venga un colpo! In effetti c'è qualcosa laggiù...

Si precipitò da quella parte, seguito da Kim. In fondo al corridoio c'era una porta di massiccio legno, rinforzata con staffe di ferro arrugginite dal tempo.

- La porta! - esclamò Kim - E' questa la porta da dove ti ho visto entrare, nel secondo sogno. E' proprio lei, non mi sbaglio. Se anche gli altri particolari del sogno sono esatti, dall'altro lato della stanza dietro questa porta dev'esserci un'uscita direttamente nel mare.

Max appoggiò la mano sulla porta, immerso nei suoi pensieri, come seguisse una linea di ricordi provenienti da molto lontano - Non c'è serratura... - mormorava - però... io... - la mano percorse una delle staffe verticali, come mossa da volontà propria, fermandosi su una linea di borchie - Non c'è bisogno di una chiave... si fa così... - toccò le borchie in quella che sembrava una precisa sequenza. Con uno scatto la pesante porta inizio a girare sui cardini, aprendosi lentamente. Max e Kim rimanevano immobili, in attesa, affascinati da tutta quella magia in cui parevano immersi.

Entrarono nella stanza, facendosi luce con le candele, ansiosi di scoprire cosa contenesse quel posto. Era una piccola camera circolare, con le pareti formate da grandi lastre di nuda roccia, poggiate le une accanto alle altre, contenente un unico oggetto, conficcato in una grossa pietra levigata posta al centro della stanza: una spada di foggia antica, ma perfettamente conservata. Quando veniva colpita dalla luce delle candele rifletteva bagliori che somigliavano a scintille di fuoco.

- La stanza del mio sogno! Lì c'è la porta, infatti! - esclamò Kim precipitandosi in quella direzione, prendendo dalla tasca il medaglione che avevano trovato sulla spiaggia - Questa deve essere la chiave per aprirla - continuò, appoggiando il monile sulla serratura per confrontarli - Proprio così, corrisponde esattamente! Fidiamoci delle visioni oniriche, a questo punto, senza cercare una dimostrazione pratica... altrimenti potremmo rischiare di essere sommersi dall'oceano!

Max annuì distrattamente. La sua attenzione era tutta presa dalla spada che spuntava da quella grande pietra rotonda al centro della stanza. Si avvicinò lentamente, continuando a fissare l'elsa dell'antica arma. La linea di ricordi che da qualche minuto si era impossessata della sua mente, ora era un'onda di immagini, sensazioni, visioni che lo travolgevano, delle quali però non riusciva a catturare l'essenza. Come spinto da una forza superiore allungò la mano verso l'impugnatura della spada, afferrandola saldamente e, senza nemmeno pensarci, estraendola dalla sua guaina di roccia.

- Excalibur! - proruppe quasi urlando, mentre agitava la pesante spada sopra la testa - Ora ricordo!

Kim si voltò allarmata - Cosa!? Che hai? Che stai facendo?

- Ricordo tutto! Questa è Excalibur, proprio quella Excalibur! Il manoscritto diceva la verità. Camelot è proprio qui, sotto l'oceano e... - si interruppe pensoso, appoggiando la punta della spada sul pavimento di pietra.

- ...e? - chiese la ragazza aspettando il compagno concludesse la frase. Ma la sua attenzione fu distratta da un rumore sordo proveniente da dietro le pareti, che cominciarono a tremare, come scosse da un'immensa pressione.

I due giovani si fissarono per lunghi momenti, quasi a voler trovare conferma l'uno nell'altro dei propri timori. In risposta a quella muta domanda, le lastre di roccia che formavano le pareti della stanza iniziarono ad aprirsi, e l'acqua dell'oceano cominciò a filtrare, dapprima in sottili rivoli, che si ingrandivano mano a mano che la pressione aumentava.

Kim strinse forte la mano di Max e, prima che riuscisse a pronunciare anche solo una parola, le pareti vennero completamente divelte, e l'acqua li sommerse.

20/07/10

Magic Waters X

MW X

La Profezia

Un urlo improvviso, seguito da passi concitati lungo il corridoio, fecero sobbalzare Don Melville, immerso nella lettura di un vecchio manoscritto.

- Sarà giunto il momento? - mormorò a fior di labbra l'uomo, aggrottando le sopracciglia.

Tornò a concentrarsi sulle righe sbiadite del grande volume poggiato sulla scrivania, ma facendo attenzione a ogni rumore - anche il più piccolo - che provenisse dalle camere adiacenti. Salmodiava il contenuto di quelle pagine come una preghiera sussurrata.

Dalla finestra aperta, un soffio di vento leggero ma insistente smuoveva le tende di lino, che si ingolfavano simili alle ali di un angelo. Il rumore del mare penetrava la semioscurità, rischiarata soltanto dal bagliore della lampada posta sopra lo scrittoio.

Don Melville si alzò lentamente, dirigendosi verso la finestra. Fissò l'oceano, il viso pensoso. Rifletteva sugli ultimi avvenimenti, e il senso delle parole riportate nei libri: forse l'attesa era terminata.

Le onde iniziarono ad incresparsi con sempre maggiore violenza, sollevate da quel vento che ora soffiava più forte, e dalla forza della marea. Melville sorrise, illuminato da un pensiero improvviso. Con due passi tornò allo scrittoio, sfogliando velocemente le pagine, finché trovò quella che cercava. Lesse con attenzione la Profezia, nonostante l'avesse ormai imparata quasi a memoria:

- "Letto di Mare in Tempesta,

Coperto da Sogni Realizzati,

Sospiri di Dio sfumati di Oro antico.

Luce d'Acqua Cristallina,

Che scorre lungo le Vie del Cielo,

Pioggia di Note cantate dall'Aria in Tormenta.

Lama di Sole nutrita dalla Pietra,

Protetta da Rugiada di Schiuma sfuggita alla Marea,

Riflessi colorati di Navi di Cristallo.

Polvere di Luna scheggiata da Fuoco di Magia,

I Prescelti risvegliati dal respiro della Carne,

Arriveranno alla Battigia sulla Cresta dell'Onda."

Mentre leggeva il sorriso sul suo volto si allargava, e una luce gli brillava in fondo agli occhi. Anche se non poteva vedere attraverso i muri, sapeva quello che stava accadendo ai suoi giovani amici. Il sangue cominciava a respirare; presto i Prescelti si sarebbero risvegliati. Perché ormai era sicuro fossero loro i soggetti delle Profezie.


La luce dell'alba filtrava dolcemente tra le tende accostate, accarezzando i corpi nudi distesi sul letto, ancora abbracciati nel sonno. Kim aprì gli occhi, muovendosi con cautela per non svegliare Max. Adorava quel momento del mattino, ancora di più dopo una notte trascorsa in completo abbandono a quell'uomo che già sentiva in qualche modo suo.

- Buongiorno, piccola - il saluto sussurrato di Max, accompagnato da una delicata carezza le procurò brividi di estasi, riportandole alla mente i momenti in cui era stata sua.

- Buongiorno, Cavaliere! - scherzò lei, riferendosi a quel sogno che era stato il prologo alla loro unione.

Max la baciò dolcemente, poi, mettendosi a sedere sul letto, iniziò a guardarsi intorno - A proposito di Cavalieri e stanze segrete... che dici, Sirenella, andiamo a cercare quella del tuo sogno?

Kim annuì, sorridendo. La prospettiva di perlustrare un castello alla ricerca di un luogo nascosto, dopo una notte passata a fare l'amore con un Cavaliere medievale, la faceva sentire come in una favola - Forza, andiamo! Una doccia veloce e sono pronta - esclamò eccitata, saltando giù dal letto, e saltellando allegramente verso il bagno. Il giovane rimase seduto, appoggiando il viso sul palmo della mano, mentre ammirava il seno perfetto della ragazza ancora nuda, che si sollevava e abbassava seguendo i suoi movimenti.


Max controllava i volumi che aveva letto la sera precedente, alla ricerca di quello con le informazioni sulla stanza segreta. Kim, curiosa, vagava per la biblioteca studiando la quantità di libri contenuti sugli scaffali, e sfiorandoli con le dita.

- Mi pare fosse qui... - il ragazzo si grattò la testa scoraggiato - eppure non riesco a trovare la pagina... questi vecchi manoscritti sembrano tutti uguali!

- Bell'archeologo che sei! - disse Kim scherzando - Non riesci nemmeno a distinguere un libro dall'altro - continuava a toccare le pregiate copertine in pelle di quegli antichi volumi, che riposavano sugli scaffali, in cui era contenuta tanta sapienza, e tanta storia. Non era mai stata una grande amante dei libri, tutt'al più leggeva qualche romanzo di quelli che andavano per la maggiore, ma inspiegabilmente in quel momento si sentiva attratta dai tomi che riempivano l'intera stanza. Il titolo di uno di quei libri catturò la sua attenzione. Lo prese, estraendolo dallo scaffale per sfogliarlo, ma prima che potesse aprirlo fece un balzo all'indietro.

- Max! Max! - chiamò stupefatta - Vieni a vedere, corri!

L'archeologo con pochi balzi fu presso di lei, e sul viso gli si dipinse la stessa espressione sorpresa della ragazza: uno degli scaffali si era aperto come fosse una porta, e al di là si vedeva l'ingresso di quello che sembrava un passaggio per i sotterranei del castello.

- Io non ho fatto niente... ho solo preso questo libro! - disse Kim preoccupata dell'eventuale reazione di Don Melville a quello che reputava un danno alla preziosa biblioteca di famiglia.

- Hai fatto bene, invece! Credo proprio sia il passaggio segreto che cercavamo...

- Come ricercatrice sono meglio di te - scherzò la ragazza, rincuorata - e non ho nemmeno la laurea in archeologia!

- Ti prendo come mia assistente, seduta stante - disse Max, ridendo a sua volta - Dai, vieni, vediamo dove porta questo cunicolo.

All'ingresso del passaggio c'era una nicchia nel muro, contenente diverse lunghe candele. Max ne prese una, invitando Kim a fare altrettanto. Dopo averle accese, e scambiato un ultimo sguardo di incoraggiamento, si avventurarono lungo quel tunnel che scendeva verso il basso.