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04/06/09

California XIII - Epilogo

California Living Post

XIII

California

Epilogo 

Salto giù dallo scoglio correndogli incontro, ancora con le immagini -e i pensieri conseguenti- che vagano indisturbate nella mia mente confusa.

-Allora? Come ti è sembrata la cavalcata tra le onde? Ti è piaciuta? Ti sei divertita?mi chiede con uno dei suoi sorrisi, mandandomi ancora più in confusione, tanto che senza nemmeno far caso alla sua domanda, comincio a blaterare qualcosa, cercando un modo accettabile per esprimere le mie sensazioni.

-Bob, non puoi immaginare, eri in cima all’Onda… dietro di te c’era una nuvola che formava delle ali… proprio sulla tua schiena… Sembravi un Angelo! Volavi altissimo e….  

-Sembravo un Angelo? Ah si? E che ne sai? Magari lo sono davvero!Mi dice sorridendo, senza farmi finire la frase, riprendendo la battuta che gli avevo fatto qualche ora prima -probabilmente per stemperare la mia evidente agitazione- riportandomi coi piedi per terra.

Lui riesce sempre a tranquillizzarmi, a non farmi sentire in imbarazzo… mi permette di essere me stessa nel bene e nel male, senza giudicare.

Lo Amo. Punto!

-Si, può darsi… anzi, è così!rispondo scherzando, -ma non troppo- cercando di riprendere il controllo di me, –Pensa a quando racconterò in giro che ho visto un Angelo volare tra Onda e Nuvola…

Quanto vorrei poterlo dire davvero! Ma lo terrò per me, Angelo mio, è una cosa troppo preziosa per raccontarla agli altri, appartiene solo a Noi!

Prima o poi a te lo dirò che lo penso davvero, e come se lo farò!

-Eh no! Non puoi dirlo!risponde ridendo, -Gli Angeli non possono mica farsi pubblicità! Non si rivelano a tutti… Gli Angeli si rivelano solo a chi vogliono che faccia parte della loro vita…

Mi ha letta nel pensiero, anche stavolta! E cavoli…! Ho capito bene quello che ha detto?

Apro la bocca per dire qualcosa di non molto sensato, ma lui mi porta un dito sulle labbra prima che riesca a pronunciare una sola sillaba.

-Shhhhh! Non dire niente, Sirenella…- mi sussurra.

Lo guardo negli occhi cercando di capire, incapace muovermi, paralizzata dal tono dolce e pacato della sua voce calda e sensuale.

Sorride e ricambia lo sguardo, togliendo il dito dalle mie labbra per lasciar spazio alle sue, che morbide e bagnate, vi si poggiano delicatamente, schiudendosi in un bacio al sapore d’acqua di mare, che lega strette le nostre emozioni, lasciandomi senza fiato. 

Forse sto sognando, tra qualche ora mi sveglierò accorgendomi che è stato tutto frutto del mio fantasioso inconscio, ma sono certa si tratti di realtà! Quella che fino a pochi mesi fa, prima di conoscere il mio -si, ora posso anche urlarlo, che è mio!- Angelo, pensavo non potesse esistere.

Pensavo fosse solo una favoletta raccontata nei film… e questo posto magico, è stato l’artefice della piacevole smentita…

-Sai una cosa, Angel Bob?gli dico, ricambiando sguardo, sorriso e sussurri, -Adoro questo posto, mi piacerebbe viverci per sempre, è proprio un angolo di Paradiso!- concludo ancora confusa, ma abbastanza lucida per articolare quell’affermazione.

-Piacerebbe tantissimo anche a me- risponde continuando a sorridere, mentre mi accarezza i capelli, -Sarebbe bello avere una terrazza sull’oceano…- riprende, dopo aver accostato ancora una volta le labbra alle mie, questa volta con più decisione, mandandomi in estasi, -Vieni,conclude sussurrando -passeggiamo un po’ sulla battigia… abbiamo un sacco di cose da dirci… ma le diremo in seguito… tanto abbiamo tutto il tempo del mondo!

Senza aggiungere altro, mi ha preso le mani trascinandomi con lui a riva, mentre sono ancora stordita dal sapore dei suoi baci, e dalla pienezza delle sue carezze.

Ora cominciamo a camminare insieme, mano nella mano, su questa meravigliosa spiaggia, con le Onde che rubano le nostre orme e l’Oceano che custodisce i cuori, benedicendo il nostro amore.

Mi volto indietro a guardare il sole mentre si addormenta dietro la scogliera, e sulla roccia dove ero seduta poco prima, vedo un Angelo e una Sirena che ci salutano felici…

Forse è solo la mia immaginazione, la suggestione del momento… o forse no… Infondo è un posto magico, questo…

È la California, la Vera California, dove sogno, magia e realtà si fondono, e diventano Noi.

 

Fine

 

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03/06/09

California XIII - Prima Parte

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XIII

California

Prima parte

Bob si lancia in acqua stendendosi su Carmilla a pancia in giù, e nuota portandosi a una trentina –o forse più- di metri dalla riva, in attesa di qualche onda abbastanza grande da essere domata. 

Guardo lui e mi guardo intorno, osservando la perfetta Armonia che c’è in questo momento tra noi e la natura… Cielo e Oceano, Onde e Nuvole, la sabbia, gli scogli, i gabbiani, Noi…

Tutto è perfettamente sincronizzato, così dannatamente bello da vedere e sentire, dentro e fuori, da farmi pensare che forse non è un caso se ci troviamo a condividere la stessa aria, proprio in un momento dove quella perfezione è completa, dove sembra non esista altro, oltre Noi e quello che ci circonda…

Un pezzo di California messo fuori dal mondo, una fetta d’oceano tagliata dal Paradiso.

Che quel lembo di sabbia bianca sia la porta che conduce in un’altra dimensione? E se l’Angelo e la Sirena della leggenda esistessero davvero? Se questo posto fosse un varco che hanno lasciato aperto sull’infinito? Se questo scorcio d’oceano non fosse mai stato scoperto perché è riservato a Noi? E se l’Angelo della leggenda e l’Angelo surfer fossero la stessa entità?

Ma che dico? Sto delirando? Basta con questi pensieri assurdi!

Bob non ama nessuna Sirena, -però resta un Angelo!- non può essere lui!

E questo posto non è mai stato scoperto perché è troppo distante dal centro! -però resta magico!

Ora l’Angelo surfer siede a cavalcioni sulla tavola, ciò prelude l’arrivo imminente di un’onda, devo concentrarmi solo su di lui!

L’onda comincia ad alzarsi, gonfiandosi come la vela di una barca in balia del vento, schiumando sulla cresta come un cavallo impazzito, che aspetta di essere domato dal miglior cow boy in circolazione.

Bob con un agile movimento, poggia i piedi sull’asse e si solleva, mentre l’onda continua a crescere nella sua furiosa collera.

L’Angelo Cow Boy si destreggia con abilità, scalando quel muro d’acqua indomabile, fino ad arrivare in cima. Cavalca la cresta schiumosa con elegante padronanza, riuscendo con maestria, a dirigere la tavola nella direzione e nella posizione che vuole lui.

L’asse è completamente in balia delle sue mosse esperte, che virano velocemente a destra e sinistra, portandolo talmente in alto che potrebbe toccare il cielo!

Come se telepaticamente avesse carpito il mio pensiero, allarga le braccia accarezzando il gigante azzurro sopra di lui, che come segno di assenso gli ha mandato uno sfondo di nuvole a fargli da cornice, per completare il quadro emozionante che ho davanti agli occhi. 

La nuvola si poggia proprio sulla schiena del mio Bob, formando un paio d’ali. Se prima lo pensavo e basta, ora ne ho la certezza! Bob è un Angelo, e quelle ali ne sono la prova, sono il segno che aspettavo arrivasse a confermare la mia teoria! È un Angelo!

Un Angelo che sta volando verso di me, in cerca di Noi… a cavallo di un’onda sospesa a mezz’aria tra cielo e oceano, che lo porta in trionfo come un Re sul suo trono di smeraldo.

Ero talmente presa dai miei pensieri, mentre l’Angelo surfer raggiungeva la riva, da non accorgermi nemmeno che ormai il sole sta calando, lasciando spazio ad un bellissimo tramonto dalle mille sfumature.

Bob è già sulla battigia, trascina Carmilla fuori dall’acqua, ancora avvolto nelle gocce d’oceano che gli scivolano lungo il corpo, stringendolo in un abbraccio dai riflessi dorati dal sole assonnato, che comincia a sorvolare l’orizzonte.

Continua…

Testata California Post

01/06/09

California XII – Seconda Parte

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XII

L’Angelo e la Sirena

Seconda Parte 

Dopo aver percorso un lungo e stretto sentiero, dove il fondo non era nemmeno asfaltato, siamo giunti su una strada altrettanto frastagliata, che costeggia una distesa di spiaggia lunga ad occhio e croce un paio di miglia.

Il sole si riflette sul mare chiaro, aumentando l’intensità del calore sul mio viso.

-Spero di prendere almeno un po’ di tintarella, in questi giorni!- dico io ridendo, mostrando il braccio decisamente pallido.

-Con il fattore di protezione alto quanto quello che hai preso, la vedo un tantino difficile!mi prende in giro Bob, mentre entra con l’auto sulla spiaggia, -che al contatto con le ruote sembra solida e compatta- fermandola tra il mare e la strada.

-Ma io ho la pellina delicata, prevengo le scottature!rispondo, cercando di giustificare in tono scherzoso il mio acquisto, dandogli uno schiaffetto sul pugno chiuso intorno al freno a mano. Lui ride e scuote la testa.

-Su, usciamo da questa scatola di latta, e godiamoci le ultime ore di sole respirando la salsedine a pieni polmoni!- esclama entusiasta, aprendo la portiera, -Benvenuta nel mio Paradiso!continua, non appena affondiamo i piedi nei granelli di sabbia, bianca come polvere di luna.

Senza perdere tempo si affretta a svuotare il bagagliaio, col mio aiuto, anche se minimo e limitato alle cose più leggere.

-Ma come hai fatto a scoprire questa spiaggia?- Gli chiedo guardandomi intorno, -Penso che sia l’unica in tutta la California ad avere la sabbia bianca, e il mare verde! Ed è deserta! Sembra davvero un paradiso!- concludo sorridendo, sentendomi onorata dal suo desiderio di condividere quel posto incantevole con me.

-Vedi,- risponde serio, mentre tira giù la tavola grigio-argento dal tettuccio dell’auto, -io sono sempre stato alla ricerca dell’ Onda perfetta… e un giorno, mentre la cercavo, non so come… vagabondavo da queste parti… e senza spiegarmelo, imboccai il sentierino che porta qui, quello stretto che abbiamo preso dalla strada principale… È stato come se avessi avvertito un richiamo, che aveva sentito a sua volta il mio richiamo…e mi sono ritrovato qui… Sembra assurdo, ma è così, credimi!conclude, mentre io lo guardo ascoltandolo con interesse.

L’espressione impressa sul bel volto angelico, -dai lineamenti sottili, assolutamente non marcati, ma nello stesso tempo virili e decisi- di chi sta raccontando qualcosa che ha dell’incredibile ma vero, evidenzia quello sguardo sincero, dal quale si può ammirare l’anima pura e incontaminata, nascosta aldilà del DNA di chi la contiene.

In questo momento mi fa pensare a un bimbo indifeso, da abbracciare e rassicurare dicendogli che c’è qualcuno che veglia su di lui.

L’impulso di farlo è forte, e cerco di reprimerlo buttando giù una battuta.

-Si, magari era Antinea che ti chiamava dal fondo dell’Oceano!lo prendo in giro, pentendomi subito di aver lasciato fuggire via la tenerezza ingenua dai suoi occhi, che lo rendeva tremendamente sexy.

-Sciocca!risponde ridendo, mentre comincia a montare la tenda.

Vorrei dargli una mano, ma visto che l’avrà già fatto centinaia di volte, sarei più un impiccio che altro, quindi cerco di rendermi utile mettendo su un caffè, usando un fornellino saltato fuori come un miraggio, dall’ attrezzatura dell’ Angelo vagabondo in cerca dell’onda perfetta, che si porta dietro ad ogni surfata.

-La tenda è pronta!- esclama soddisfatto dal risultato, -Ho battuto il record del montaggio… ci ho messo appena un quarto d’ora!dice, guardando l’orologio compiaciuto.

-È pronto anche il caffè…- lo informo, guardando la tenda -E a proposito di caffè…Pensi che gli altri ci daranno per dispersi? Speriamo non si preoccupino…- Gli dico, porgendogli il bicchiere monouso contente il liquido scuro.

-Non credo!- risponde sorridendo -mancheremo solo un paio di giorni… e sono sicuro penseranno che siamo insieme chissà dove… magari saranno anche contenti! - continua ridendo.

Io annuisco senza rispondere, come al solito ha ragione lui!,– Comunque, se vuoi cambiarti, ti do la precedenza, Milady!aggiunge, facendo un cenno con la testa, indicando la tenda, mentre si sfila la maglietta, -Io intanto comincio a lubrificare la tavola… - conclude, prendendo la paraffina da una delle buste poggiate a terra.

La vista di Bob a torso nudo mi stordisce un attimo, e senza dire niente approfitto della sua offerta andando a nascondermi nella tenda, con la scusa di cambiarmi.

Il tempo di indossare il bikini verde smeraldo, comprato poche ore prima, e sono di nuovo fuori, Bob sta ultimando la lubrificazione, ma quando mi vede, si ferma e resta a guardarmi.

-Cosa c’è?gli chiedo allarmata e imbarazzata, pensando di avere qualcosa fuori posto.

-Niente… notavo la tua tintarella… complimenti! Non ho mai visto niente di più bianco!- risponde ridendo.

Io non controbatto e abbasso la testa imbarazzata, sapendo che in realtà, non guardava la mia inesistente abbronzatura, ma stava guardando me.

 

Continua…

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26/05/09

California X – Seconda Parte

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X

Appuntamento col Destino

Seconda Parte  

Ai nostri due amici brillano gli occhi, mentre ci informano che il piccolo muoveva le manine come se salutasse, e non stava un attimo fermo!

Io, Bob e Joe seguiamo con entusiasmo, partecipando attivamente alla loro gioia, tempestandoli di domande.

-Ma ancora non vi abbiamo detto la cosa più importante…- continua il ragazzo, scambiando uno sguardo d’intesa con la sua donna, -Dillo tu amore, dai…- finisce sorridendo, sotto i nostri sguardi curiosi.

Meg annuisce ma non parla, facendo salire la suspense e le nostre lamentele.

-Calma! Ok, ve lo dico!- asserisce ridendo la futura mammina dagli occhi azzurri, prima di tornare seria, -È una femminuccia!- rivela, portando al culmine la gioia e l’emozione che trapela dalla sua voce, e dall’espressione di George.

Io, Bob e Joe ci lanciamo in una serie di frasi di difficile comprensione, sovrapposte una all’altra. Meg e George ridono felici, cogliendo in pieno la nostra sincera partecipazione alla gioia portata in grembo dalla nostra amica, che cambierà la loro vita.

-Ma al nome del bebè ci avete già pensato?Chiedo io, cogliendo al volo un attimo di calma in mezzo a tutta quell’euforia.

-Abbiamo pensato ad una serie di nomi, ma non abbiamo ancora scelto…- risponde Meg sorridendo.

-Tipo?- chiede Bob curioso.

-Abbiamo pensato a Marion… Shirley… Nicole… Ashley… Anche un altro paio… ma penso che la scelta cadrà su uno di questi- annuncia George sicuro.

-Allora…- si intromette Joe -Marion, fa troppo Happy Days; Shirley, fa troppo bambolina; Nicole… è carino… ma andava di moda negli anni ’80, per cui è troppo comune; Ashley… questo mi piace, si!- conclude alzando il pollice.

-Accidenti! E dopo un resoconto così dettagliato, come facciamo ora a scegliere altrimenti?- Chiede scherzando George a Meg, che ha seguito attentamente l’opinione di Joe.

-Semplice…- risponde lei col viso illuminato -non scegliamo altrimenti! La chiameremo Ashley!ci informa contenta.

Dopo averli festeggiati ancora qualche minuto, e aver preso scherzosamente il merito della scelta, Joe ci saluta e torna a lavoro.

Meg e George restano ancora un po’ con noi, continuando a parlare della bimba, poi salutano anche loro, lasciandoci soli.

Siamo sempre gli ultimi ad andare via! E se non fosse per il fatto che l’Ocean Pie di notte è chiuso, probabilmente non lo faremmo.

Seguendo con lo sguardo i nostri amici che escono dal locale, ho notato che dei ragazzi stanno attaccando sulla porta d’ingresso del diner, una locandina pubblicizzante una gara di surf in programma domani, a Malibù.

Subito mi è balenata in testa l’idea di andarci… il surf, è la cosa più californiana del mondo, lo dicevano anche i Beach Boys, e finalmente potrei vedere dal vivo i corridori delle onde nel loro habitat naturale, invece che in un freddo schermo televisivo!

-Wow! Una gara di surf!- Mi lascio sfuggire entusiasta, -Non sai quante volte guardandole in TV, ho sognato di trovarmi anch’io su una di quelle spiagge, a fare il tifo per il migliore, chiunque esso sia!- dico sorridendo, prima di bere una sorsata di caffè che tra una chiacchiera e l’altra, come al solito, è diventato freddo, -Domani di sicuro non mi lascerò sfuggire l’occasione. Andrò ad assistere a quella gara!concludo infine decisa.

Bob mi guarda divertito, ha assunto la tipica espressione di quando pensa a qualcosa che gli stuzzica i pensieri.

-Sono anni che non assisto a una gara di surf… quasi quasi… Che ne dici se ci andiamo insieme?wow, avevo ragione!

E il fatto che cominci a riconoscere le sue espressioni, mi rallegra. In quanto alla richiesta del mio Angelo… come potrei dire di no, a quel sorriso così meravigliosamente tenero, posto sotto ad un paio d’occhi così tremendamente dolci?

-Sarebbe fantastico!rispondo semplicemente, ricambiando quel sorriso, che ha il potere di lasciarmi senza fiato.

-Bene!- esclama lui entusiasta, -Sono sicuro che quest’esperienza ti piacerà tantissimo… ti entrerà dentro e difficilmente uscirà, vedrai!- conclude poi, facendo l’occhiolino.

Se lo ha detto lui, sarà così… Bob è un Angelo, e quando profetizza qualcosa, si avvera sempre!

Nascosta dietro le piacevolissime conversazioni tra me e l’Angelo profeta, però, si celava come al solito l’ora dei saluti, che è arrivata inesorabile ad imporci l’arrivederci a domani, e condurci a casa, dove i nostri rispettivi letti ci accoglieranno per farci godere del meritato riposo, dopo una giornata piena di intense emozioni, che qui, in California, ho trascorso in compagnia di un Angelo incantatore, o semplicemente un Angelo nella Città degli Angeli.

locandina DEF

25/05/09

California X – Prima Parte

Ragazza Sveglia

X

Appuntamento col Destino

Prima Parte  

Dopo i sogni, come tutti sanno, la realtà incombe sulla vita quotidiana senza pietà, mimetizzandosi dietro il trillo ininterrotto della sveglia, che annuncia bruscamente l’inizio di un nuovo giorno.

Ancora stordita e confusa apro gli occhi, e con grande disappunto, lascio stringere il cuscino alle mie braccia, che nei miei sogni, era il soffice e comodo petto di Bob.

Mi stiracchio pigramente, e pigio il bottone per fermare quella maledetta sveglia che mi ha riportata a terra, dandomi uno spintone con l’intento crudele di farmi cadere dal paradiso in cui beatamente soggiornavo, in compagnia di un Angelo che aveva le sembianze di Bob.

Esaminando attentamente il soffitto, ripenso a ieri sera, quando ero sulla ruota panoramica ad ammirare l’oceano tra le braccia del mio Angelo, e il cuore comincia a battere all’impazzata.

Se respiro più forte, riesco ancora a sentire il suo profumo, che si insinua prepotentemente in ogni parte di me, e mi scalda l’anima col fuoco del suo soffio delicato.

Durante la giornata, ripeto spesso quest’azione, mi da la forza di non mollare qualsiasi cosa stia facendo e correre da lui, e permette alla solita quotidianità,  di scivolare via più in fretta, facendola sembrare infinita piuttosto che eterna.

Tra un respiro e un sospiro, finalmente anche gli impegni di oggi, sono andati in pensione, segnando il termine di un altro pomeriggio trascorso a lavoro.

Non vedo l’ora di andare a rilassarmi con gli amici, ma soprattutto non vedo l’ora arrivi il momento più bello della giornata… quello in cui incontrerò l’Angelo dei sogni!

Senza passare da casa, come faccio di solito, corro verso l’Ocean Pie, con la fretta di chi ha un appuntamento col destino, il quale non resta ad aspettare se ritardi di qualche minuto.

In realtà non ho nessun appuntamento col fato, ma solo una gran voglia di vedere Bob, che oltre ad essersi trasformato nel MIO Angelo, è anche il mio compagno di divertimento!

Entro nel diner, e come al solito mi guardo intorno per vedere se c’è già qualcuno dei miei amici. Con grande gioia, vedo Bob seduto su una delle panche in pelle rossa a forma di U, che costeggiano l’intero perimetro del locale, occupando l’ultimo tavolo in fondo al lato destro.

Di fronte a lui è seduto Joe, il quale -dando le spalle all’intero ambiente- si è voltato verso di me subito dopo che Angel Bob mi ha salutata con la mano. Non so come, ma ho l’impressione -o l’illusione- che quei due parlassero di me: subito dopo avermi vista, infatti, Bob ha detto velocemente qualcosa all’amico, e poi ha alzato la mano per salutarmi. Ma comunque, faccio finta di niente, e gli do la buona sera, come faccio di solito quando sono insieme.

-Ciao maschietti! È di troppo da queste parti, una giovane donzella in cerca di compagnia?– esordisco ridendo, prima di dare un bacio sulla guancia ad entrambi, accomodandomi accanto a Joe, che si sposta di lato per farmi spazio.

-In effetti si… ma noi due siamo sempre galanti, lo sa, signorina! Non possiamo rifiutare di certo la sua compagnia- risponde il proprietario del locale, scherzando.

-Scemo!- gli dico io, facendogli la linguaccia, -tanto mi sarei seduta lo stesso anche se mi aveste detto di andare via!- aggiungo ridendo, mentre agito le dita delle mani, che ho portato ai lati delle orecchie.

I miei amici scoppiano a ridere, Joe mi da un buffettino affettuoso sulla guancia e mi abbraccia, e Bob, divertito scuote la testa.

-Sono arrivati anche Meg e George!- esclama il mio Angelo, guardando l’ingresso e agitando la mano per farsi vedere.

Joe si alza, e siede accanto al mio raggio di sole -si, Bob per me è anche questo!- io mi avvicino a lui dall’altro lato, passando sulla curva della panca, per lasciare spazio ai nostri amici.

-Siamo stati dal medico!- esclama Meg tutta euforica, senza nemmeno salutare, sedendosi subito sullo spazio vuoto della panca.

Sprizza felicità da tutti i pori -come il suo compagno- che trapela dagli occhi e il sorriso.

-Si si… e guardate qui!- Aggiunge il futuro papà, sventolando l’ecografia come fosse un trofeo, prima di metterla al centro del tavolo.

Noi tre, con un movimento sincronizzato, abbassiamo immediatamente lo sguardo sull’immagine, avvicinando la testa.

È incredibile! Il bambino è già nettamente formato, nonostante pesi più o meno quanto una fetta di prosciutto! I futuri genitori ci riferiscono fieri e felici i dettagli della visita, facendo quasi a gara a chi ne dice di più!

 Continua…

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22/05/09

California VIII – Seconda Parte

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VIII

Profumo d’Oceano

Seconda parte

 -Sei qui da tanto?– mi chiede Angel Bob, facendomi sciogliere col suo incantevole sguardo, che accolgo volentieri nel mio.

-Una mezz’ora circa… sono arrivata in anticipo perché prima ho fatto un giro a Santa Monica… avevo voglia di mare!– rispondo sorridendo, senza lasciare trapelare le mie emozioni, mentre lui annuisce, -Sono passata anche davanti all’Ocean Park! Non mi aspettavo fosse così grande! E poi… è posto proprio sull’oceano, bellissimo!

-Prima non era proprio un luna park… Pensa che negli anni sessanta era un parco divertimenti sottomarino… poi fu chiuso… e diventò l’attuale Pacific Park

-Capisco,- dico io interessata, -non lo sapevo…doveva essere splendido! Ma… tornando al discorso di ieri… Davvero i Luna Park ti fanno venire in mente scene di omicidi da film giallo?– chiedo divertita, –A me mettono un’allegria pazzesca, tutti quei colori!

Bob mi guarda in modo strano… è un’espressione che non gli ho mai visto sul volto, mi piacerebbe proprio sapere a cosa sia dovuta… chissà cosa gli passa per la testa in questo momento!

-Ma c’è qualcosa che a te non mette allegria?- chiede dopo qualche minuto di silenzio, sempre con la stessa espressione, che lo rende terribilmente sexy.

-Comincio a pensare che tu sia una di quelle teppistelle, che se vanno in giro con giacche lunghe fino ai piedi, e sciarponi arrotolati sul viso, mostrando solo gli occhi, ad imbrattare i muri delle spettrali città grigie, per riempirle di colori!- conclude ridendo.

-Hey! Io non sono una teppista che va in giro a fare murales!- rispondo, facendo finta di essere offesa.

Bob in realtà mi ha appena fatto un gran bel complimento, ne sono lusingata, e comincio a gongolare!

-Lo so– risponde lui sorridendo, –Ma i murales colorati li fai nella mia immaginazione, solo per contagiarmi con la tua allegria… Non sei una teppista, no… ho usato un termine inappropriato… perché tu sei una stella che vive sul mare, e parla con voce d’argento…

Queste parole appena pronunciate da Bob, mi stupiscono non poco… sento il viso divenire di fuoco, il cuore in tumulto pulsa all’impazzata, minacciando di uscire fuori dal petto, ma è colmo di gioia…

Sapere che lui ha questa considerazione di me, mi rende felice… un po’ mi spaventa, anche, perché ormai so per certo che Bob sta diventando indispensabile per me, mi illumina vita, come il sole illumina il mondo, e ho paura di non saper più fare a meno di lui... 

Tra di noi ora c’è quel famoso silenzio pieno di parole urlate dai pensieri, quelle che, pur restando bloccate in gola, non si può fare a meno di ascoltare…

E dopo qualche attimo d’imbarazzo -dovuto più che altro al fatto che siamo in un luogo pubblico- cerco di riportare l’atmosfera allo stato iniziale, rigirando il discorso su un argomento meno ingombrante, cioè il Luna Park.

-Senti ma… perché non ci andiamo io e te a questo benedetto Pacific Park, visto che ne stiamo parlando da ieri sera?- Gli chiedo improvvisamente.

-Ma dai! Non siamo un po’ troppo vecchi per andare in un Luna Park?- risponde ridendo, come se avessi detto chissà quale assurdità.

-Come? Ti fai influenzare dalla carta d’identità?- insisto io, -Su, dai! Sarà divertente… e poi… io vorrei riuscire a salire su una ruota panoramica… soffro di vertigini, e ne ho sempre avuto paura.

Sono sicura che con Angel Bob accanto, nemmeno le vertigini l’avrebbero vinta. Quando lui è con me, non mi spaventa niente.

-Ah! Allora dobbiamo andarci!– Dice lui sorridendo, e facendomi l’occhiolino, -Io ci manco da quando avevo 10 anni, ma non importa… al diavolo la carta d’identità!- continua, picchiando il bancone col pugno chiuso, -Su, andiamo!- conclude alzandosi, guardandomi entusiasta con quegli occhi di bimbo cresciuto.

-Andiamo!– rispondo alzandomi a mia volta.

Non vorrei che Bob cambiasse idea... Il pensiero di restare sola con lui, senza gli occhi degli amici puntati bonariamente addosso, anche se in mezzo a tanta altra gente, mi elettrizza, e immagino che ci divertiremo da matti, come sempre, quando siamo insieme, se non di più, considerando il contesto!

Prometto che ti terrò ben lontano dal tunnel degli orrori, così non dovrai temere di trovare qualche cadavere tra gli scheletri di gomma piuma!-

aggiungo, prendendolo in giro.

Lui ride, e dopo aver salutato Joe -che continua a divertirsi, chiedendoci se andiamo a prenotare il viaggio di nozze- ci avviamo in macchina per accingerci a vivere qui, in California, nella Città degli Angeli, una giornata che si prospetta grandiosa, sicuramente da non dimenticare.

Copia di pacific park

20/05/09

California VII – Seconda Parte

Santa Monica

VII

Chissà se…

Seconda Parte  

Pensandoci, forse Meg, stavolta non è molto lontana dalla realtà, visto che anche Joe ci chiama piccioncini… Il fratellone scherza, certo, ma discreto com’è, non ci giocherebbe se non avesse notato niente… forse è il suo modo per spronarci…

Il suono del campanello interrompe la nostra discussione, che a quel punto si era fatta interessante.

Ecco Bob e George, che sono tornati tutti euforici dalla partita. Hanno portato in casa un odore misto di birra, fumo e pop-corn, al quale Meg reagisce con un attacco di nausea.

-Chi ha vinto?- chiedo al profumato Bob, mentre George -dopo averci rassicurato sulla salute della nostra amica, dicendoci che si tratta di routine quotidiana- è in cucina, a preparare qualcosa da far bere a Meg, che si è appena ripresa.

-Noi! È stata una partita fantastica! Abbiamo vinto all’ultimo inning… e sono anche riuscito a prendere una palla, che è schizzata sugli spalti segnando un fuoricampo! Guarda!- mi dice sorridendo, mentre estrae la sfera di pelle bianca, piccola e soda, dalla tasca del giubbotto.

Sorrido anch’io, è così tenero quando racconta qualcosa!

Non dico niente, resto a fissare la palla, per non guardare lui negli occhi, non vorrei che si accorgesse del rossore sul viso provocato dai miei stessi pensieri… Intanto, per mia fortuna, Meg -completamente ripresa- e George tornano in salotto, e dopo averci raccontato le eroiche gesta dei Dodgers, tra gli sbadigli di Meg e le mie risate, il futuro paparino chiede come abbiamo passato la serata.

Si mette le mani sul viso subito dopo avergli riferito della visione di “Ghost”, e racconta qualche aneddoto divertente sull’eccessiva emotività, -che conferma essere dovuta alla pancia che cresce- della sua dolce Meg.

-E poi che avete fatto, dopo il film e il mare di lacrime?- Chiede abbracciandola.

-Abbiamo parlato un po’, cosa volevi che facessimo?- risponde lei ridendo.

-E di cosa? Le solite cose di donne?- continua a scherzare George, guardandomi.

-No… abbiamo parlato di Luna Park, sai… i bambini ci vanno spesso lì… e parlavamo dei Luna Park di Los Angeles…- rispondo esitante, dicendo la prima cosa che mi è saltata in mente, improvvisando una risata per rendere la balla più credibile.

-Davvero?– chiede Bob con un sorriso ingenuo e divertito.

-Si,– riprende Meg tenendomi il gioco, –le stavo giusto parlando dell’Ocean Park, quello di Santa Monica… hai presente?- dice rivolgendosi al nostro amico. Devo dire che lei è molto più brava di me nelle improvvisazioni! La guardo con occhi complici e grati, ringraziandola con lo sguardo.

-Certo…– annuisce Bob, -… Ma sapete che a me i Luna Park, fanno venire in mente film come “Delitto per Delitto” di Hitchcock, o “Il Tunnel Degli Orrori” di Hooper…, o anche…

-Mamma mia, Bob!– lo interrompo io, -Ma pensare alle scene finali di “Grease”? No, eh?– Gli dico ammonendolo ironicamente, -A me,- continuo, -i Luna Park fanno venire in mente quelle scene lì… luci, musica, colori, divertimento, allegria… altro che Hitchcock e delitti vari!- concludo convinta, -Ma perché non ci andiamo tutti insieme, una di queste sere?- propongo poi entusiasta.

È vero che l’argomento è saltato fuori per caso, ma non mi dispiacerebbe andarci sul serio, visto che è un secolo che non vedo un Luna Park!

-Certe cose è meglio che io le eviti ora… rischio di vomitare anche andando in bici, figurati nelle giostre!- afferma Meg ridendo.

In effetti ha ragione… non ci avevo pensato… a volte mi dimentico che la mia amica presto ci andrà per portarci il bimbo, al Luna Park!

Io e Bob ci accorgiamo che si è fatto tardissimo, e ci accingiamo a concludere la serata salutando i nostri amici, andando via insieme.

Mentre raggiungiamo le auto, ci scambiamo solo sorrisi, ultimamente quando siamo soli non parliamo molto, soprattutto se siamo insieme per breve tempo. Ma non è un allontanamento, anzi. È come se stessimo in silenzio per non spezzare il filo di quell’atmosfera strana, particolare... piena di pensieri che riescono ad esprimersi solo a gesti e sguardi.

Lui mi accompagna fino alla macchina, dopodiché mi saluta.

Io ricambio il bacio affettuoso che Angel Bob mi ha dato sulla guancia, lasciandomi il marchio indelebile delle sue labbra morbide, sperando che le ore passino in fretta per rivederlo domani.

Ho guidato pensando a Bob tutto il tempo, e anche ora che sono a letto, non riesco a smettere di farlo.

Fisso il soffitto, mi rigiro, stropiccio le lenzuola tra le dita… non riesco a dormire. In qualche modo, quello che mi ha detto Meg mi ha turbata, in positivo, ovviamente.

Chissà adesso lui cosa sta facendo… chissà se anche lui sta pensando a me… chissà se nemmeno lui riesce a trovare pace…

Riaccendo la luce e mi siedo al centro del letto. Non è successo niente di particolare, oggi -almeno in apparenza-, ma mi sento felice.

E comincio a rendermi conto che qui, in California, nella Città degli Angeli, il sole non smette mai di splendere, nemmeno di notte.

LA sole di notte1

19/05/09

California VII – Prima Parte

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VII

Chissà se…

Prima Parte  

Oggi su Los Angeles, il sole sembra splendere più forte degli altri giorni.

I suoi raggi, luminosi e aperti come la mano di Dio sull’universo, -che ricadono massicci nell’aria attraversando prepotentemente il parabrezza della mia auto- mi accarezzano delicatamente il viso esposto al loro dolce tepore, lasciandomi assaporare la loro essenza, che sa di primavera profumata d’estate.

È pomeriggio inoltrato, Meg mi aspetta a casa sua. I ragazzi -Bob e George- a quest’ora saranno già imbottigliati nel traffico di Downtown, sbraitando contro i semafori rossi piazzati lungo il percorso che li separa dal Dodger Stadium, oggi teatro –a detta loro- della partita dell’anno.

Nessuno dei due segue il baseball accanitamente, ma quando gli L.A. Dodgers incontrano una squadra come i Colorado Rockies -campioni in carica della World League, e team per il quale simpatizza il futuro papà- non perdono occasione di passare un pomeriggio da “uomini”, lasciando le donzelle a casa a spettegolare.

Di solito, quando i ragazzi non sono con noi, io e Meg ci vediamo all’Ocean Pie, ma oggi è chiuso per riposo settimanale, quindi ci siamo organizzate altrimenti.

Non mi dispiace passare una serata da sola con la mia amica, non succede quasi mai, e stare in posto tranquillo, dove nessuno interrompe i discorsi per chiedere se può prendere una sedia, e non devi necessariamente parlare a bassa voce per dire qualcosa di personale, proietta a delle confidenze che quando non si è a quattr’occhi, è difficile scambiare.

La mia amica ci mette due secondi ad aprire la porta dopo che ho bussato, e mi saluta affettuosamente, come sempre. Da quando aspetta il bambino, i lineamenti si sono addolciti ulteriormente, rendendo il suo viso ancora più bello e luminoso.

Abbiamo ordinato una pizza, e noleggiato “Ghost”, il film più romantico e strappalacrime degli ultimi vent’anni di cinema.

In realtà è Meg che l’ha scelto, perché dice che George è più propenso a guardare film sul tipo di “Indiana Jones”, piuttosto che “Via col vento”; preferisce l’avventura al romanticismo, in pratica. E lei -che alla fine ama il cinema in generale- lo accontenta perché dice che il suo film d’amore, lo vive ogni giorno, grazie all’uomo della sua vita.

Dopo circa una mezz’ora di pianto, e qualche chilo di fazzoletti di carta consumati dalla futura mammina per asciugarsi gli occhi –stato emotivo alterato, che attribuisco alla gravidanza-, cerco di distrarla parlando d’altro.

Ho già provato diverse soluzioni, tutte fallite… sembra non ci sia verso di farle cambiare discorso… continua a parlare e a piangere ripensando alle varie scene del film! Ma forse ho trovato un argomento che potrebbe farla smettere, provo con l’ultimo tentativo sottinteso, dopodiché la faccio smettere con la forza!

-Chissà cosa stanno facendo i ragazzi, adesso…- dico, guardandomi il polso coperto dall’orologio.

-La partita a quest’ora sarà quasi finita, tra poco saranno qui, credo…- risponde lei, guardando a sua volta quello appeso al muro.

-Meg…- mormoro, stringendo tra le braccia il piccolo cuscino poggia schiena, mentre mi rannicchio sul divano, -ma perché non riesco a smettere di pensare a Bob?- le chiedo di botto, stupendo prima me stessa e poi lei, che mi guarda sorridendo, spalancando i suoi meravigliosi occhi azzurri.

-Semplice, sei innamorata!- risponde esultante, puntandomi un dito contro, prima di battere le mani.

-Meg! Ti prego!- obietto io, portandomi il cuscino sul viso.

Lei ride, mentre abbasso il soffice quadro di stoffa che tengo tra mani, e la guardo. Sento di avere una faccia strana, a metà tra il confuso e l’imbarazzato.

-Dici che lo sono?- Le chiedo poi, come se volessi convincere me stessa di qualcosa che già so, cercando conferma in lei.

-Certo che lo sei! E me lo chiedi? Lo sei, eccome se lo sei!- risponde entusiasta la mia dolce amica, -E lo è anche Bob di te… e non da ora!- aggiunge sorridendo, -E io sono sempre in attesa dell’happy ending!- conclude sdrammatizzando, mentre rido insieme a lei e mi ricopro il viso col cuscino.

-Ma come fai ad esserne sicura? Ti ha detto qualcosa? Se fosse come dici tu, perché non si fa avanti?

-Uffa! Mamma mia… ma come devo fare con voi due?- dice scuotendo la testa, -Probabilmente non parla perché si fa le tue stesse paranoie. A me non ha detto niente, altrimenti gliene canterei quattro!- continua ridendo, -Ma penso che abbia detto qualcosa a George… ultimamente non fa altro che dire quanto voi due stareste bene insieme, vuole sapere se tu mi dici qualcosa… e guarda caso, lo fa sempre dopo che ha visto Bob…

-Si?- le chiedo io con un sorriso, -Ma non gli dirai mica quello che ti confido?

-Certo che no! Sta tranquilla! Comunque, a prescindere da George, quando non ci sei Bob parla sempre di te, e questo la dice lunga!- asserisce sorridendo, e strizzando un occhio,- Secondo me non fa altro che pensarti… fidati di me, so quello che dico!- conclude poi, portando una mano sulla mia e stringendola.

Non immaginavo nemmeno che Bob parlasse di me con gli amici, sempre che lo faccia sul serio, e non sia un invenzione della dolce pazzoide per incoraggiarmi!

 Continua…

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