01/10/09

The Player

The Player3

 

Il pizzichìo delle dita sulle corde tese

riecheggia attraverso la notte

che sospira tra gli accordi

di una nuova Canzone.

 

La Melodia comincia a scorrere

tra le vie dell’Anima

volteggiando tra turbini inquieti

come un fiume lungo l’Infinito.

 

Un salto oltre il Confine,

la Dimensione si spande

come un’Onda di Vento portato

dalle Fiamme di un Camino.

 

Non ci sono Orizzonti a delineare

il Limite tra Sangue e Materia,

vortici soffusi di elettricità

vibrano sotto mani di passione.

 

La Musica prende Vita

fra le braccia del Player,

che accarezza le curve della sua Chitarra

come fosse la Regina del suo Regno Incantato.

 

30/09/09

White Sands-Il Grido delle Onde IX

IX. Fuoco e Salsedine

La mattina seguente, andai in spiaggia di buon ora, per accertarmi che Ronny stesse bene. Era ancora nella tenda, ma riuscivo a intravedere la sua sagoma che si muoveva, il che indicava fosse già sveglio. Lo chiamai dandogli il buongiorno, e lui uscì, con in mano il barattolo di paraffina con cui lubrificava la sua tavola prima di portarla in acqua. Sembrava totalmente ripreso dall'incidente del giorno prima.
-Vedo che sei tornato in forma, cow boy delle onde!
-Ciao Sandy!- mi disse, col suo consueto e bellissimo sorriso, -Si, ora sto bene... una bella dormita è un toccasana in questi casi.
-Intendi già tornare in mare?
-Certo! Sto proprio benissimo, e non vedo l'ora di salire sulla mia Carmilla!
-Carmilla?- chiesi io ridendo -Hai dato un nome alla tavola?
-Si... Tutte le mie tavole hanno avuto un nome,- rispose mentre passava una mano di paraffina sul pezzo di legno argentato e liscio, -... E' pronta!- disse quasi sottovoce, dopo un attimo di pausa, -resti a guardami oggi?- aggiunse volgendo lo sguardo verso di me.
-Oggi non posso, sono passata a vedere se era tutto ok... ora vado... torno stasera... ciao.
Ronny mi salutò e si tuffò nell'Oceano, io restai qualche minuto a guardarlo, poi, me ne andai, a malincuore... adoravo vederlo in azione sulle onde, sembrava un Angelo dalle Ali d'Acqua che volava attraverso la Luce...
Mi chiedevo cosa avrebbe pensato di me, se gli avessi confessato le sensazioni che provavo ogni volta che il suo sorriso mi illuminava la giornata... o che, per me, era l'Angelo in piedi sul Margine, con cui immaginavo di parlare prima del suo arrivo... probabilmente ci avrebbe riso su...
Di sicuro non ci avrebbe marciato, lui non immaginava nemmeno, quanto fosse speciale. “Un giorno glielo dirò”, mi promisi, ma non sapevo se ci sarei mai veramente riuscita.
E se invece se ne fosse andato da qualche altra parte, in cerca di nuove onde? Quell'improvviso pensiero mi gelò il sangue. Fu in quel momento che mi resi conto quanto Ronny fosse importante.
Capii che il mare, per tutto il tempo della mia solitudine, voleva un po' di compagnia, come me del resto, e mi rubava i pensieri per fecondare quello che sarebbe nato all'arrivo del surfer... l'Amore!
Un Amore figlio dell'Oceano, nel quale avrei potuto affogare e restare in balìa delle sue correnti per il resto della vita. Si, perché anche se volevo negarlo a me stessa, mi ero innamorata di Ronny.
L’ Onda che si alzava dal Mare, veniva verso di me.
La vedevo spandersi sempre di più, mentre mi raggiungeva.
Avrei voluto girarmi e scappare via correndo,
per sfuggire alla sua furia.
Invece restai ferma a guardarla,
e aspettai immobile che arrivasse a me,
lasciandola libera di accogliermi nel suo abbraccio.
Era Grande. Era Amore. Eri Tu.
Ma come potevo dirglielo? E se poi l'avessi perso anche come amico? No, non potevo... Meglio accontentarmi della sua amicizia, piuttosto che rischiare un allontanamento da parte sua. Allontanamento che prima o poi sarebbe comunque avvenuto, quando lui se ne fosse andato via in cerca della sua Onda Perfetta, quindi era inutile turbarlo e anticiparne la fuga da White Sands con le mie confessioni adolescenziali.
Non feci altro che pensarci tutto il giorno, e la giornata volò senza che me ne accorgessi. Non sapevo se andare da lui quella sera, ma se non l'avessi fatto, probabilmente si sarebbe preoccupato, per cui, anche se un po' più tardi del solito, decisi di andarci.
Da lontano lo vidi seduto davanti alla tenda, col fuoco acceso, e qualcosa in mano che poteva essere un libro. Forse mi sentì arrivare, o forse si girò per caso, ma sorrise ancora una volta, mentre mi avvicinavo a lui, facendomi saltare il cuore in aria.
-Hey! Non ti aspettavo più...- disse.
-Si, ho fatto un po' tardi, scusa... spero di non disturbarti...- Lui mi rispose strizzandomi un occhio per farmi capire che era tutto ok, -Cosa leggi?- gli chiesi poi avvicinandomi.
-L'America- rispose lui alzando il libro dalla copertina rigida che stringeva tra le mani.
-Bello! L'ho letto già due volte!
-Per me questa è la terza... E' un libro incredibile... Nonostante il contenuto sia ovviamente lo stesso, ci trovo sempre qualche nuovo spunto... qualcosa di diverso...
-Sono d'accordo! E' come un film dove ogni volta che lo rivedi, noti sempre una nuova scena. È assolutamente bellissimo!
-Esatto, proprio così... oppure un'interpretazione diversa da parte dei protagonisti! Senti ma... che dici se lo rileggiamo insieme? Visto che ti piace... Tanto io avevo appena cominciato...
-Sarebbe fantastico! Ho proprio voglia di rileggerlo ancora!– risposi io, sedendomi accanto a lui, prima di stendermi sulla sabbia.
Ronny si distese a sua volta, e cominciò la lettura. Quel contesto era qualcosa di unico... fissavo le stelle ascoltando la sua voce chiara e dolce, che sussurrava un susseguirsi di parole che conoscevo, ma in un modo che non avevo mai sentito.
In sottofondo c'era il rumore del mare e quello della legna che scricchiolava mentre bruciava, sprigionando un profumo, che mischiato a quello della salsedine, rendeva l'aria estasi... Mi sentivo benissimo, in Paradiso, e avrei voluto che quella notte non finisse mai.
Chiusi gli occhi in cerca del vento, lasciandomi accarezzare dalla sua brezza delicata, e prima di rendermene conto, scivolai nel sonno ritrovando la vita.

L'Ondina si è tuffata... sta ritrovando la vita nelle correnti sottomarine... il senso profondo delle parole che l'Oceano nascondeva dietro un soffio di Vento...”

Ondina Nude 08a 28 03 2009

28/09/09

Vapore di Nuvole

poesia2

 

Uno strano Caso porta i pensieri

ai confini del Tempo,

la Luce Arcana che riempie lo Spazio

parla attraverso i miei occhi di bimba,

mentre guardano l’immagine riflessa

di una piccola donna smarrita nell’Ade

dei silenzi urlati nel vento,

ai margini di un finestrino aperto sulla Vita.

 

Non una parola sfugge alle immagini

che prendono possesso della Casa,

fotocopie sbiadite di una notte d’Estate

non ancora trascorsa.

La Luce invade i miei Fogli dipinti di Sogni

donandogli nuovi Bagliori incandescenti d’Amore,

sprazzi infiniti di Terra conquistata

al di là del Paradiso.

 

L’Ade torna negli abissi opachi

di un istante scivolato dalle mani di Dio,

Vapore di Nuvole soffiato da Gabriel e Raphael

spinge via il viola di un giorno d’Inverno

nelle caverne ghiacciate di un Cuore dormiente.

Il Sole torna a sfavillare sulle Colline

di Smeraldo coniate dallo sguardo del Re,

che si specchia nel mio regalandomi

il suo Magico Splendore.

 

Non c’è posto per il buio tra le Pieghe dell’Eden.

Camelot

Contemplation Time 2 

Nella Torre, l'Alchimista mischiava sedici once di sabbia bianca e 480 gocce di Oceano, salmodiando antiche formule.

Fuori l'estate si chinava pigramente a raccogliere soffi di Sole dall'Aria, per donarli all'autunno.

Scendeva la sera, e l'Alchimista non era ancora stanco, il suo lavoro avrebbe dato frutti buoni e ricompense divine.

A mezzanotte udì qualcosa, farsi strada da fuori, portata dal vento, entrare dalla piccola feritoia vicino al soffitto, e posarsi fra gli alambicchi e i vecchi testi di Magia Bianca.

Era una Voce. Una Voce dai riflessi d'Argento.

L'Alchimista la raccolse nel palmo delle mani, e facendo attenzione non si scheggiasse, la poggiò delicatamente al centro del tavolo di mogano sul quale lavorava, in mezzo alla stanza più alta delle Torre.

Ripeté sedici volte il rituale, pronunciando 480 parole arcane. Una Luce si sprigionò dalla Voce, che rispose con armonia di smeraldo.

Merlino sorrise.

Prese la Voce e la infilò con cura nella sacca di seta intessuta con fili dorati. Quindi, per la prima volta da anni, uscì dalla Torre.

Era lunga la strada per Camelot, ma quando fosse arrivato, avrebbe fatto dono al Re di quella Voce.

 

Ti Amo Samanta

Buon 28 Settembre Amore mio

 


26/09/09

White Sands-Il Grido delle Onde VIII

VIII. Il sogno

Quell'incidente con l'onda mi ha lasciato spossato per tutto il pomeriggio, il Surf è finito, almeno per oggi. Sono rimasto con Sandy, passeggiando lungo la spiaggia, e chiacchierando come facciamo sempre, da molti giorni, ormai. Mi ha raccontato alcune delle leggende marine di questo posto -le leggende marine sono diverse, a seconda della spiaggia dove nascono, e del mare che le alimenta: fredde e burrascose quelle dell'Atlantico meridionale, placide e musicali quelle degli atolli nel Pacifico, pittoresche e divertenti quelle delle coste dell'Europa.

Le leggende della spiaggia bianca parlano di gabbiani e delfini, principalmente, storie che danno un senso di comunione con gli elementi che, in quest'angolo di mondo, paiono concorrere per formare una sorta di universo parallelo, praticamente senza ombre, dove troverò, prima o poi, l'Onda Perfetta. Un universo del quale, naturalmente, Sandy fa parte, ne è, anzi, una delle principali protagoniste.

Sono andato a dormire presto, i postumi della caduta in mare, e il principio di annegamento, cominciavano ad esigere la propria parcella, verso il tramonto. Entrato nella tenda, in capo a pochi minuti, già ero immerso in un sonno profondo. Ho fatto un sogno, del quale ricordo solo alcuni particolari, ma così vividi da rimanere impressi nel tessuto del mio essere.

Stavo cavalcando un'onda molto alta e veloce, e filavo sicuro lungo la superficie, seguendone la piega, in equilibrio stabile sulla tavola. Un gabbiano mi volava sopra, lanciando richiami ai compagni, che se ne rimanevano a fissarmi dalla scogliera a ovest, quella oltre la quale era comparsa Sandy, la prima notte.

-Hai mai volato dentro l'Oceano?- ha detto improvvisamente il gabbiano, con una voce divertita che sembrava quella di un cartone animato. La logica del sogno ha fatto si che non mi chiedessi come facesse un gabbiano a parlare con la voce di Paperino, e ho risposto:

-No, solo in superficie.

-Vieni!- mi ha invitato lui, tuffandosi dentro l'onda.

L'ho seguito, con la mia tavola, iniziando a sfrecciare fra le correnti sottomarine, seguendone una molto forte, e calda. Il gabbiano si era trasformato in un delfino, che mi sorrideva, mentre nuotava a tutta velocità davanti a me, andando sempre più verso il fondo dell'Oceano. Potevo sentire i richiami che lanciava, o forse era una canzone, della quale capivo alcune parole.

Arrivati sul fondale, che era bianco, come la spiaggia, il delfino ha iniziato a ballettare, intorno a una formazione di corallo, color rosso acceso. Pareva volesse indicarmi qualcosa, in mezzo alle minuscole ramificazioni che si ergevano dal fondale per un metro, un metro e mezzo. Mi sono fatto più vicino, e l'ho vista.

Era una conchiglia, a forma di stella, come quella che avevo trovato, e poi perso. Ma non era la stessa. Più piccola, anche se la forma e i colori ricordavano l'altra, e pure i riflessi che il Sole, da sopra la superficie del mare, ne traeva, scendendo in parallasse fino a quelle profondità. Riflessi di onde che si muovevano, striature verdi e madreperlacee che si incrociavano, si abbracciavo, si compenetravano.

Ho preso la conchiglia, tenendola fra le mani per un po', e sentendo una vibrazione passare dalla sua materia cornea all'interno del mio sistema circolatorio. Ho fatto per portarla all'orecchio e... mi sono svegliato.

E' mattina. La luce del Sole penetra attraverso la tenda, calda e rinvigorente. Mi stiracchio, sentendo che i muscoli, i tendini e le articolazioni rispondono perfettamente, dopo la notte di riposo. Posso tornare a cavalcare le onde, oggi. Poggio le mani sul fondo della tenda, e sfioro qualcosa con le dita della destra. E' la conchiglia. Non la mia, quella trovata e poi smarrita, il che non mi sorprenderebbe -può essere finita qui mentre rimettevo a posto il mio equipaggiamento, dando così una risposta alla sua misteriosa scomparsa.

E' la conchiglia del sogno.

Deve esserci una spiegazione razionale del perché la conchiglia che ho sognato si trovi qui, reale, accanto a me nella tenda, stamattina al mio risveglio. L'incidente con l'onda mi ha lasciato in uno stato semiconfusionale per gran parte della giornata di ieri, e posso aver raccolto senza pensarci quella conchiglia dalla spiaggia, averla portata nelle tenda, ed essermene poi completamente dimenticato. La conchiglia è poi 'rientrata' nel mio sogno per un meccanismo inconscio. Questa è una spiegazione plausibile.

Le mie riflessioni -ancora confuse dopo la disavventura di ieri- vengono improvvisamente interrotte dalla sagoma di Sandy che si staglia in controluce sulla tenda. Subito dopo la sua voce cristallina mi porge il buongiorno.

cap 8 samy