Getta il tuo pane sulle acque, perché con il tempo lo ritroverai. (Ecclesiaste; 11,1)
Torno a sincronizzare il mio respiro con l’Oceano, ritrovo la grammatica sepolta nella sabbia
-sapendo che era per un attimo; sapendo avrei ritrovato intatte, pure da scorie, e avrei accarezzato ancora, le sue possibili sintassi, dopo l’alluvione-
Rinchiusi in una scatola di ferro, con i disegni di buffi orsi, e pupazzetti erosi dal salnitro tiepido, mezzo metro sotto il moto dell’acqua, delle correnti, pronomi, e verbi, riposano, protetti dallo sguardo insidioso di strisce celesti, tagliate nel cielo da venti lontani.
Benedico la voce che mastica acciaio e catrame, perché ha detto che il Mare è la Madre del Tempo; in quest’attimo strano, sospeso fra spicchi di spuma, mentre nomi e silenzi camminano in fila, o si tengono stretti per mano, misurando la spiaggia
-un profumo di vortici, al largo, mi riempie i polmoni-
sento il flusso magnetico e magico dell’Alta Marea aggredire i cancelli gelati che mi coprono gli occhi, sussurrare alle palpebre chiuse canzoni e incantesimi,
in attesa che dalle mie iridi la Grazia infiammata divampi,
sillabando parole dimenticate,
che diano vita alla vita che attende fra le correnti sottomarine.
White Sands - Il Grido delle Onde Scritto, diretto e montato da Samy California Musiche: There You'll Be - Faith Hill
9 mesi fa...
Robi si chiamava ancora Rutwen, Samy era Samantaforever, la California il luogo dove si erano incontrati, nel mezzo dell'Inverno di loro vita, in una fredda giornata di Febbraio.
I loro sguardi si incrociarono, il tempo di mettere in moto la macchina, e proseguire, ognuno lungo il percorso che credeva dovesse portarlo al Dove. Le loro Voci risuonarono brevemente, per un saluto passeggero strada facendo.
Ma non era così...
Subito la voglia di partire per la vera California, voglia non detta ma comune, e trovare, finalmente, il luogo dove la Realtà sconfina nel Sogno.
Quella Realtà era già in divenire, grazie a ciò che alcuni chiamano Destino, ma per loro fu, e da allora è sempre stata, Acqua nell'Acqua.
Buffi pupazzetti e orsi li unirono, dapprima, una Piccola Stella timida nascosta dietro la Luna spiava il Sole, cantando di Armonia. Un uomo si scoprì poeta, con la Grazia nel cuore.
E furono risate, confidenze, battute, emozioni...
Ben presto si unirono in una danza pazza che li stringeva sempre di più, rivelando i riflessi dell'Amore che si infiltravano tra le pieghe di un'Amicizia già profonda.
Riflessi dai quali cercavano di ripararsi dietro lo specchio del passato, ma fu impossibile, in quanto la Luce riflessa sullo specchio raddoppia di intensità, e ben presto ne furono travolti completamente.
Successe il 28 Maggio 2008, in una calda, molto calda, sera di fine Primavera, con la Natura in pieno risveglio, l'Estate che si avvicinava, promettendo giorni di infinito Sole a due anime che già si chiamavano per Nome.
Rutwen diventò un Arcangelo; Samantaforever l'Ondina scalza, Musa delle sue Poesie.
Entrambi, 9 mesi dopo cantano ancora di Grazia e Armonia, dalle Stanze della stessa Casa, sorta su una Spiaggia Bianca, dove le Nuvole e le Onde si abbracciano, illuminate dalla Luce del Faro, in California.
Questo è adesso, Domani è 4 ever.
Buon 28 Febbraio Samy
Buon 28 Febbraio Robi
Waves & Wings Scritto, diretto e montato da Robi California Musiche: Gymnopédie n.1 - Erik Satie; Dance On Stilts - Blue Öyster Cult
Sotto luci d’azzurro ozono si lascerà ammirare ai miei sguardi incantati. I Suoi capelli profumati d’estate asciugheranno la pioggia del mio gennaio infinito. Il respiro sulla mia pelle sussurrerà alla notte magiche Armonie, e promesse incantate.
Quando il vento singhiozzerà dietro i vetri, Lei prenderà la mia mano e la mia bocca, proteggendomi dal freddo e dall’ignoto, col calore di un sospiro bagnato d’Oceano. Nuvola e scrigno, suono di Ali d’Acqua e profumo di miele. Pensiero e carne. Sorriderà quando mi smarrirò, e mi insegnerà l’Amore.
Le ombre danzeranno dentro i miei occhi sazi; Lei è così bella da farmi vergognare di essere vivo.
Silenzio frastagliato, fa parte di me. Benedetta assenza di rumore, le onde non urlano, si susseguono lineari e armoniche, sul mare. Io sono sulla spiaggia. Follemente disteso su strati di scogliere morte, frammentate polverizzate divinamente prive di segnali e tracce per archeologi e mistici e professori di ruolo. La sabbia. Sono disteso sulla sabbia, ed è ormai quasi il tramonto. Ho eseguito un tube riding... cazzo, se l’ho fatto! Dopo quattro scivolate da manuale, elementari, ma le onde non erano granché, gonfie appena da scaldare la tavola, e un tentativo di aerial finito in wipeout, ho avvertito come una voce che mi massaggiava i capelli incrostati di salsedine. E’ una voce che chi viene al mare in cerca di velocità conosce benissimo. La voce di una forza elementare che parla attraverso fenomeni e molecole. La riconosci, perché è la stessa che senti quando sei lontano dal mare, e ti cibi di silenziosa attesa. “Arriva!” ha detto quella voce. E mi sono voltato a guardare. L’Onda. Già a vederla così, ancora una cinquantina di metri fra me e l’orizzonte, faceva paura. La paura è un elemento imprescindibile se fai Surf. Non aver paura è da incoscienti. Ma gli incoscienti non fanno Surf. L’ho guardata, quell’onda, e più si avvicinava, più tremavo. Avevo la pelle d’oca, e non era freddo, anzi. I tendini delle braccia parevano percorsi da cavi elettrici ad alto amperaggio. L’ho attesa, con un sorriso di sfida. Il taking off è stato pressoché perfetto. L’onda mi ha sollevato, portandomi in alto, ma ero io che governavo la tavola, mantenendo un equilibrio statico, pur nel moto in avanti. Mentre la cresta iniziava ad alzarsi, sono scivolato in diagonale, e ci sono andato sotto. Il tunnel, qualcuno lo chiama. Cinque metri di parete d’acqua incurvata sulla testa, che si richiude meno a mano che la cresta dell’onda precipita su se stessa. Cinque metri di parete d’acqua, avete idea quante tonnellate? E io dentro, a sfrecciare come un proiettile, tagliando longitudinalmente quella meraviglia mortale! Avete mai provato ad infastidire un gatto? Moltiplicate la sua reazione per qualche miliardo di milioni, ed avrete una vaga idea dell’incazzatura di una forza primordiale interrotta nel suo naturale incedere. Ma è questo il Surf. Mentre il tunnel si chiudeva dietro di me, e io mantenevo un assetto perfetto sulla tavola, a velocità costante, non guardavo la parete sopra di me. Guardavo quella dentro di me, e la vedevo sbriciolarsi. Sono schizzato fuori dal tunnel, nell’attimo in cui la parete d’acqua è precipitata su se stessa, rombando dietro di me il suo Osanna. Un tube riding perfetto. Poi, mi sono lasciato dolcemente cadere in acqua, abbandonandomi alla corrente, che trasportava me e la mia asse verso riva. Steso sulla sabbia, ho baciato il cielo. Tutti sanno che questo è Nessun Luogo. Non è l’Arcadia. Non è l’Inferno. Non è la pista dell’Orda d’Oro. E’ una spiaggia. Nascosta. Minima. Invisibile. Solitaria. Qui non ci sono guerre, qui il tempo scorre padrone di se stesso. Il vento insegue i secondi, non ne è trascinato. Svanirà nel nulla, fra diecimila anni. In principio era il Nero. Un nero scuro e denso come un’iride spenta. Poi venne il Mare. Chiudo gli occhi, e ascolto in silenzio il silenzio.