24/10/09

White Sands-Il Grido delle Onde - Epilogo

Epilogo

Ed ecco che torno a sincronizzare la mente con le onde, anche se in realtà, non ho mai smesso di farlo. La sincronia che mi lega all'Oceano e al moto delle correnti fa parte di me, è una cosa a cui non potrei mai rinunciare, è impressa nella mia natura.
Sono sempre seduta qui, sullo stesso scoglio di un tempo non troppo lontano, a guardare i muri d'Oceano alzarsi col solo scopo di infrangersi sulle rocce di questa meravigliosa e magica Baia, mentre appunto sul Diario della Vita pensieri e sensazioni sparse, accumulati nel corso degli anni. Uno sguardo al passato su cui poggiare qualche domanda, e una manciata di considerazioni.
Cosa resta della mia solitudine? Niente, o solo qualche brandello di ricordi spiegazzati, dissolti miseramente tra pochi granelli di sabbia.
E quel Margine che ostruiva la vista dell'orizzonte è stato frantumato dalla forza del Vento.
Sì, perché seduta sulla scogliera, non sono più sola. Ronny siede con me stringendomi sul suo petto, dove sento i battiti di un cuore ancora più meraviglioso di quanto avevo intuito.
Insieme ascoltiamo il magico grido delle onde, anche se ora, più che un grido, sembra una melodia cantata a due Voci, dal vento e dalle correnti sottomarine.
Da quando Ronny è arrivato a White Sands, la mia vita è cambiata. E da quando decise di rimanerci, Tutto, è cambiato.
Sulla Spiaggia non c'è più la sua tenda, ma la Nostra Casa. Abbiamo un'enorme terrazza poggiata direttamente sulla sabbia bianca di quest'incantevole Posto, dove di sera, spesso, ci teniamo le mani ascoltando le onde e contemplando le stelle... compresa quella che si accese per la nascita del mio Surfer, ovviamente! E i muri del Living non sono fatti con mattoni e cemento, no. È un' unica vetrata da cui possiamo ammirare l'Oceano anche se diluvia, seppur in California non succede spesso, a dire il vero.
C'è sempre il Sole qui, e i suoi raggi illuminano Gary e Rhonda, le nostre piccole pesti, che giocano rincorrendosi tutto il giorno, facendo a gara a chi fa volare gli aquiloni più in alto, con i gabbiani che fanno da giudici.
Ronny non ha mai smesso di fare surf, e ha già cominciato ad insegnare l'uso di Carmilla a Gary, che sembra sia nato per cavalcare le onde, proprio come il suo papà... tutto da lui ha preso (a parte gli occhi, quelli sono i miei!).
E io? Io resto sempre a guardarlo, come quando ci siamo conosciuti, non più dalla scogliera, però, ma dalla battigia. Perché raccolgo conchiglie insieme a Rhonda, che poi le regala orgogliosa al suo papà -di cui ne è innamorata pazza- sorridendo sotto il casco di ricci neri che le ricade sul viso paffuto.

Ho affidato al Vento i miei Respiri,
per far sì che li portasse da Te,
e leggeri ti accarezzassero l’Anima
come Gocce di Stelle che accarezzano il Cielo.
Ho dato Fuoco ai miei Pensieri,
per alimentare la Fiamma
che scalda le mie Notti d’Inverno intrise di Te,
come Lingue di Fuoco che ardono di Vita.
Ho nutrito d’Acqua la Terra,
affinché possa produrre Frutti Buoni e Robusti,
come Alberi di Gioia dalle solide Radici,
e ampi Rami colmi di Verdi e Vive Foglie.
Ho prestato a Dio la mia Anima e il mio Cuore,
perché li custodisse in un Luogo più sicuro del mio corpo,
come un Battito d’Ali custodito dai Venti,
prima di essere restituito agli Angeli.
Ma Cuore e Anima non mi sono più stati riconsegnati,
Dio li ha regalati a Te.
Per rendere Meravigliosa la mia Vita.”

Ora la mia, anzi la Nostra Vita è perfetta, Ronny è Perfetto. E Unico. E Speciale.
Cos'è che lo rende tale? Non lo so... sarà perché la sua Pura Unicità, l'ha giurata alle Onde, proprio come me.

Epilogo Robi

Niente male... ma ora io sono più bravo di lui a fare Surf!”
Te lo sogni!”, esclamò Rhonda, commentando la battuta di Gary,”Lui è sempre il migliore. Certo che hanno avuto proprio un'ottima idea a unire i loro diari di allora, e farne un'unica storia... sarò di parte, ma è il romanzo d'amore più bello che abbia mai letto!”
E' così pieno di immagini vive e affascinanti, che non penso avremo difficoltà a tirarci fuori un copione per il film... e se avremo dei dubbi potremo chiedere a loro.”
Sempre che non siano troppo occupati a farsi le coccole, sul loro divano rosso di fronte alla Terrazza sull'Oceano!... La Terrazza sull'Oceano... suona bene! Potrebbe essere il titolo del film!”
La Terrazza sull'Oceano... niente male davvero. Piacerà sicuramente anche a loro.”
Farò una colonna sonora da favola... vedi di non rovinarla con inquadrature da dilettante, fratellone!”
Dilettante io? Tu piuttosto cerca di non fare confusione fra la partitura per organo e quella di chitarra... e mi raccomando, chitarra reverberata, sorellina!”
Gary e Rhonda scoppiarono a ridere, osservati dalle figure abbracciate del Surfer e l'Ondina, che ammiravano i loro figli seduti di fronte all'Oceano, dalla Terrazza della loro Casa.

 MoviePoster White Sands 3

Fine

20/10/09

Ali d’Acqua I

Water Wings 01Gabriel prende il caffè

Nemmeno il tempo che il caffè finisse di salire, riempendo la moka, e il telefono squillò, richiamando Gabe all’ordine del reale. Allungò distrattamente la mano sul tavolo, tastando in cerca del cellulare, mentre gli ultimi brandelli del sogno scivolavano via dietro le palpebre socchiuse.
- Pronto? - disse, con la voce impastata delle 7.00 del mattino.
- Ancora a casa? - disse la voce bassa e ferma, esplodendo dal Nokia, che Gabe allontanò istintivamente dall’orecchio. Come faceva a essere sempre così energico, a quell’ora, il Capo, era una di quelle domande che, probabilmente, non avrebbero mai avuto risposta.
- Che vuoi, Steve?
- Muoviti a caricare la Nikon e vai a questo indirizzo...
- Aspetta... dove cazzo... - mormorò Gabe, alzandosi dalla sedia e cercando un pezzo di carta e una penna, che trovò, infine, al loro posto assegnato, sulla credenza verde di fronte al frigorifero.
- Dimmi Steve... - riprese, tornando a sedere, poggiando il foglio sulla coscia, in attesa che il Capo gli dettasse l’indirizzo.
- Gabe - disse Steve, con un tono serio, una volta date al suo fotografo di fiducia, e amico di lunga data, tutte le indicazioni necessarie - è una brutta storia. Preparati...
Gabe si umettò le labbra con la lingua, già pregustando il primo dei due caffè del mattino, con relative sigarette a seguire - Non sono un pelomoscio, Capo. Direi che ne ho viste, nel mio mestiere, no?
- Non così, Gabe, credimi.
- Metterò gli occhiali da sole, Steve, non preoccuparti per me - concluse il fotografo, chiudendo la conversazione.
Mentre si versava il caffè nero bollente nella tazzina di vetro, preparò mentalmente la lista delle cose da prendere: la Nikon, almeno cinque rullini da 24 scatti, i flash, perché anche in esterni possono servire, le sigarette e due bottiglie di acqua. Prevedeva sarebbe rimasto fuori fino a sera, e non sapeva se avrebbe avuto tempo per cercare un supermercato. Terminato il lavoro per Steve, sarebbe iniziato quello per l’altro Capo. Quello che sa tutto, ma non dice nulla, perché le cose devono andare liberamente per il loro verso. Una verità che un Angelo impara ad accettare da subito, specie uno in missione, come Gabriel.

Mentre si accendeva la prima sigaretta, chiuse gli occhi, e ogni atomo del suo essere si scisse, in materia ed energia. La materia rimase seduta sulla sedia, fumando lentamente la Marlboro, l’energia volò fino a una nuvola, che somigliava a uno scoglio, dove un’Ondina salutò il suo Angelo con un sorriso d’arcobaleno.

Grace conferma un appuntamento

Le notizie che arrivavano da varie parti dell’universo marino non erano incoraggianti. Erano pessime, per dirla tutta. Grace scorreva le pagine sullo schermo 17” alla sua destra, e contemporaneamente rispondeva alle decine di mail che affollavano quello alla sinistra, più piccolo, ma di maggior risoluzione. Ogni tanto tirava indietro il busto, appoggiandosi sullo schienale della poltroncina, tamburellando con le dita sulle labbra, un’espressione concentrata e leggermente preoccupata le aggrottava le sopracciglia ben rifinite, oscurando gli occhi verde intenso.
- Capo? - la voce metallica dell’interfono la scosse dai suoi pensieri. Allungò la mano per ricevere la comunicazione.
- Si, Frances, che c’è? - chiese, continuando a fissare gli schermi che brillavano di fronte a lei.
- Ha chiamato Devereaux. Vuole sapere se può confermare l’appuntamento.
Grace si alzò dalla poltroncina, percorrendo il breve spazio che separava la sua scrivania dalla parete alla sinistra, occupata da una mappa del pianeta di grandi dimensioni. Su diversi punti degli oceani erano segnati dei piccoli cerchi a matita, e Grace li percorse seguendo con l’indice un immaginario tracciato che li collegava.
- Capo? - di nuovo l’interfono. Grace voltò la testa verso la scrivania, illuminata dalla luce tremolante degli schermi. Amava tenere il suo ufficio in penombra, durante l’estate, e ben fresco. L’unica fonte di luce erano i monitor sulla scrivania, e le linee nette tracciate sul pavimento dal riflesso del Sole attraverso le veneziane socchiuse, che si muoveva man mano che la giornata procedeva. A quell’ora, le 9.00 del mattino, occupavano la parte prospicente la scrivania di mogano e alluminio, quella che dava sulla porta del piccolo bagno vicino all’ingresso.
- Si, Frances, conferma l’appuntamento. Domani alle 4 del pomeriggio, ora di Sidney.
- Bene.
Il clik dell’interfono che veniva spento risuonò metallico nel silenzio dell’ufficio. Grace tornò a studiare la mappa del pianeta. Diverse anomalie magnetiche che stavano provocando un piccolo disastro ecologico, sfuggito, per ora all’attenzione generale, proprio per la sua delocalizzazione, e la limitata estensione delle zone interessante. Ma in quelle zone ogni forma di vita era stata distrutta. Il gruppo di Devereaux stava facendo ricerche avanzate nella zona formatasi nel Sud Pacifico. Domani avrebbe visionato anche lei i risultati. E subito dopo avrebbe avvertito il suo Popolo, che abitava nelle profondità sottomarine.

Tornò a sedere sulla poltrona, chiuse gli occhi, e in pochi istanti fu sullo scoglio, che somigliava a una nuvola, dove l’Angelo che possedeva il suo cuore, le sorrise, salutandola. Rispose sorridendo a sua volta, e accarezzandogli i capelli, mentre sedeva vicino a lui e gli prendeva la mano.

White Sands-Il Grido delle Onde XIV

XIV. L'Onda Perfetta
Seconda Parte

Mi prese per mano e andammo a sederci nella tenda. Non parlammo molto quella sera, ci guardavamo sorridendo, e basta.
Eravamo sdraiati l'uno di fronte all'altra, e io non avrei voluto essere in nessun altro luogo, se non lì, accanto a lui.
Ronny si addormentò esausto, e io restai tutta la notte a guardarlo accarezzandogli il viso. Chissà se stava sognando ancora gabbiani e delfini parlanti, oppure ondine che sbucavano dal fondo dell'oceano per salvargli la vita... Ma per quanto sorrideva, sicuramente doveva essere un sogno meraviglioso.

Una Notte Perfetta è un Bagliore d’Eterno
che salpa ai confini della Realtà,
un Riflesso di Cuore che si bagna nel Succo della Vita.
È sentire Onde d’Emozioni assalire l’Anima dolcemente,
un Fulmine che scarica migliaia di Scosse Elettriche
in un Varco tempo-dimensionale in Tormenta.
Una Notte Perfetta è scivolare tra le calde Mani di un Sogno,
cullarsi tra i Baci di un Sospiro d’Uragano,
possedere la Strada per il Paradiso
perdendosi nei Sentieri ardenti di una Tempesta di Fuoco.
Una Notte Perfetta è stringerTi in tante Notti Perfette.
Una Notte Perfetta è implorarTi di continuare ad essere mio.
Una Notte Perfetta e chiederTi Tutto Ancora…
Una Notte Perfetta è guardarTi negli occhi e urlarTi il mio Amore
Mentre mi perdo nel Tuo.”

Pigre figlie del Vento e della Marea, damigelle della Corrente calda che dal Golfo del Messico, attraverso migliaia di miglia, e secoli di incantamento, danzano sul palcoscenico dell’Atlantico, brillanti di quella Luce che vibra laggiù, in quell’Isola cara all’Arcangelo.

Portano la voce del sale dei Tropici, e la musica di antiche magie, rinnovate nel dolce sorriso che attende al di là dell’Oceano, su uno scoglio, seduta e pensosa, ma piena di Grazia marina. I capelli che giocano a ciocche coi raggi del Sole. Nei Suoi occhi scintille immortali che gridano Amore.

Le Onde vagabonde che percorrono le rotte dei gabbiani si alzano e ricadono, fanno salti e capriole, ed ognuna di esse porta un dono e un miracolo, un bacio e un respiro, la meraviglia del Tempo, e la Vita.

Quando giungono a lambire lo scoglio dove siede l’Ondina, si accovacciano ai Suoi piedi, Le parlano sottovoce, e Lei sorride ancora, ed ancora, ed ancora.”

Sandy si gira verso la mia figura distesa accanto a lei, sulla battigia della spiaggia bianca, e sorride. Io mi sono addormentato, e nei tenui colori del tramonto sembro un bimbo che sogni favole, popolate di eroi e arcobaleni, imprese da compiere e principesse da salvare. Mi accarezza dolcemente il volto, poi si alza in piedi, fissando l'oceano aprirsi davanti a lei, vasto, infinito.
-Ciao, figlia del mare,- dice una voce alla sua destra, con un tono che ricorda quello di un cartone animato.
Sandy si volta, e risponde al saluto del gabbiano, che dalla scogliera a est la guarda, con un sorriso sardonico, -Ciao, Miguel.
-Scommetto che non vedi l'ora di farti una nuotata,- riprende il gabbiano, -cosa aspetti? Vai.
Sandy torna a fissare il mare, poi il gabbiano. Poi inizia a correre verso le onde, battendo l'acqua tiepida di White Sands, coi piedi che saltellano allegramente. Infine si tuffa nell'oceano, sparendo velocemente tra le correnti sottomarine.
Nuota per ore, quasi tutta la notte, senza tornare in superficie, salutando i pesci che incontra, e giocando con le conchiglie dai mille colori, che riposano sul fondale, il cuore pieno di una gioia infantile che pare non aver mai provato, prima. Incontra i suoi amici delfini, e nuota con loro lungo le correnti, rispondendo ai loro richiami, cantando le loro canzoni. Il tempo pare non esista, mentre la notte lentamente lascia il posto al giorno, e la luce del sole inizia a filtrare nell'acqua, coi raggi che formano aureole dorate nell'oceano color smeraldo.
Sandy è felice. Sorride ai delfini, che le nuotano giocosamente intorno, e piano piano si dirige verso la costa. Esce dall'acqua e cammina con passi sicuri in direzione del punto dove io ancora dormo. L'acqua le scende in piccole gocce di madreperla lungo il corpo, fresca e leggera come la carezza di una nuvola.
Giunta presso di me, si accoccola sul bagnasciuga, mi guarda e sorride. Mentre il sole sale piano sopra l'orizzonte, e l'Oceano brilla di miliardi di stelle, mi si distende accanto, aspettando il mio risveglio.
Ho sognato molto da quando sono a White Sands, ma questo forse è stato il sogno più bello che abbia mai fatto.

E' una storia così bella che sembra davvero un Sogno!”
Se non avessero creduto in quei Sogni, forse non ci sarebbe stata nessuna storia da raccontare.”
E anche la figura dell'Ondina nasce da un sogno...”
...e l'Ondina, come tutti i loro sogni, è diventata Realtà.”

13-2 samy

19/10/09

Contact

contact3

 

Occhi infuocati,
Corpi che cantano Desideri,
Anime che si toccano.


Luce arcana che batte
Tra Sospiri effimeri,
Passi Silenziosi
in una Notte incandescente.


La vita prende Vita
Tra il Vento leggero
Che accarezza le Foglie degli Alberi.


Domani il Sole Nascerà.

16/10/09

Ali d’Acqua – Un Prologo, anzi, due

Water Wings Prologo

Canto urbano di Ondine ed Esseri Alati

Catturo istantanee di realtà, lo faccio per mestiere, mi pagano, due volte mi pagano. Mi paga l’agenzia per cui lavoro, la Electric Eyeshot Inc. -non cercatela sull’elenco, non la trovereste- e mi paga il Capo, anche se lo stipendio, in questo caso, non lo riscuoterò che il Giorno del Giudizio.
E’ un lavoro interessante, il primo; una missione faticosa, la seconda. La città è piena di zone d’ombra. E a volte le foto risultano sottoesposte. Ma non ho mai fallito uno scatto, e non penso succederà mai. Ho due buoni supervisori, il primo con la pancetta, suda molto e fuma troppo. L’Altro, beh, Lui le ha viste tutte. Ma proprio Tutte, dico.
E poi c’è la mia Ondina, che sta sempre con me, anche quando siamo separati, su una nuvola che somiglia a uno scoglio.
Mi chiamo Gabriel. Per gli amici, Gabe.

La mia Società, la Star-Shaped Seashell org., ha come fine la preservazione e continuità di specie marine a rischio, e collabora strettamente con organizzazioni internazionali. Per cui sono spesso in giro per il mondo, o percorro le rotte d’acqua degli oceani. La mia sede è comunque qui, in città, una città che amo, con tutte le sue contraddittorie canzoni, la sua complessa personalità.
E amo il respiro che, la sera, dopo una giornata pesante e veloce, mi accoglie, il sussurro del vento che mi accarezza, rientrando a casa, dove posso liberare i piedi dalle scarpe, e il viso dal severo cipiglio di Direttrice Generale, poi affacciarmi scalza sull’assoluto del mare, che vedo aprirsi dalla mia finestra, oltre la prospettiva dei tetti.
E stare insieme al mio Angelo disordinato, anche quando siamo lontani, su uno scoglio che somiglia a una nuvola.
Mi chiamo Gracelyn, ma tutti mi chiamano Grace.