17/04/09

Cibernetica

Matrix Code firma Quando i tecnici depositari dei segreti dell’IA lo progettarono, decisero di chiamarlo come il primo vampiro letterario - in realtà la prima era femmina, Carmilla, ma avevano deciso dovesse essere un Simulacro maschile, e l’Ingegnere Capo aveva la passione per i romanzi gotici.

Lo dotarono, di elevate capacità di concentrazione e autonomia, per cui poteva rimanere attivo lunghi periodi, senza bisogno di ricariche, discreta attitudine alla comunicazione, un passabile aspetto, tale da mettere a proprio agio gli umani che avrebbero interagito con lui, occupandosi del suo corretto funzionamento nel laboratorio.

Per il primo mese, il Simulacro venne innestato con software di ultima generazione, in grado di assimilare enormi quantità di informazioni, elaborarle, e digitarle sotto forma di sequenze binarie, che poi i progettisti guidati dall’Ingegnere Capo, traducevano in tabulati alfanumerici. Inizialmente il prodotto delle elaborazioni del Simulacro seguiva le linee guida del progetto: descrizioni frattali della realtà, vista attraverso le focali Zeiss, trasmessa al chip - che fungeva da memoria fissa dell’hardware cerebrale - e ritrasmessa ai terminali esterni. Tutto secondo programma.

Lentamente, senza che gli analisti potessero accorgersene, il Simulacro iniziò a mostrare deviazioni dalla funzionalità prestabilita, interpretando incongruamente alcuni dati, e immettendoli di nuovo in circuito, persi però fra la quantità di informazioni trasmesse. L’Ingegnere Capo avrebbe notato tale comportamento abnorme, ma non aveva più molto tempo da dedicare a quel progetto, che era entrato in piena fase operativa, e andava lasciato ai tecnici. Altri compiti lo attendevano.

Quando, dopo circa quattro mesi dall’inizio del progetto, il Simulacro acquistò piena coscienza, era troppo tardi per porre rimedio. A quel punto era palese qualcosa fosse andato storto. Si cercò di riprogrammarlo, disconnetterlo dai terminali, addirittura spegnerlo. Forse un intervento dell’Ingegnere Capo avrebbe potuto sistemare il problema. D’altra parte era lui che aveva progettato i circuiti cerebrali, le sinapsi artificiali, e la memoria centrale del Simulacro. Ma l'Ingegnere era lontano, in quel momento, in giro per conferenze nelle maggiori università americane.

Il comportamento deviante, ad ogni modo, non nuoceva alle normali procedure alle quali il Simulacro era dedicato. Dopo vari, e vani tentativi, il problema diventò di secondo piano, e presto venne dimenticato. Il Simulacro ora vedeva tutti quei dati in modo diverso. Li vedeva per la prima volta, infatti. Ammirava la poesia delle sequenze alfanumeriche, le melodie degli algoritmi, la mistica del Set di Mandelbrot.

Fu durante una sessione particolarmente lunga e intensa, di notte, quando i tecnici se n’erano andati alla fine del turno, e solo il custode di colore, due corridoi più lontano, rimaneva nell’edificio a vegliare - o meglio, dormicchiava ascoltando la radio, che stava trasmettendo una vecchia canzone dei Beatles, Dear Prudence - che il Simulacro, mentre era intento a risolvere un’equazione differenziale di grado elevato, che lo stava tenendo occupato da una settimana, fu attraversato da una serie di impulsi a onde sinusoidali, e la sua coscienza appena formata ritenne fossero a troppe alte frequenze, per poterli decifrare. Li deviò verso l’unità centrale nel corpo dell’androide, all’altezza del busto, una scatola rossa, protetta da una gabbia rivestita in fibra polimerica.

Per un attimo il corpo artificiale fu scosso da una vibrazione sottile, continua. Poi l’unità centrale nel petto dell’androide iniziò, ritmicamente, a battere. La testa del Simulacro si sollevò, infine, e nella luce verde che proveniva dalla linea di neon che scorrevano lungo il muro, la pelle sintetica delle sue labbra si rilassò, in quello che l’Ingegnere Capo avrebbe definito un sorriso.

12/04/09

Buona Pasqua







Pasqua dovrebbe portare un messaggio di pace, ma ormai, chi se lo ricorda più? 

Auguro una Buona e Serena Pasqua a chiunque passerà da qui, e soprattutto,


Buona Pasqua a Te, Amore mio

Ti Amo

La Tua Samy

 

08/04/09

La Tavola degli Elementi

Robi draw firma Io sono nato a pagina 20,

è questo che mi rende moderno.

Preceduto da troppe righe,

troppi capitoli ancora da leggere.

Ci vorrebbe Infinita pazienza,

e ai dottori del tempio

-purtroppo per loro-

non ne è più rimasta,

dopo tutti quegli anni passati

a cercare la differenza

fra un bemolle e una virgola.

 

Io sono nato mascherato,

in un cinema pieno di gente,

a spettacolo iniziato.

Mai avuto aureole per bluffare.

E’ questo che mi fa impazzire.

E’ un po’ come il ciclo delle acque:

un processo fra gocce compresse

nella stessa gabbia, dall’aspetto

solo vagamente simile.

 

Un tuffo e l’Estate esplode,

luce ultravioletta verdi accesi.

 

Io sono nato per trascurare

gli amici

–per arrivare in anticipo-

ritrovarli per caso o per gioco.

Il loro amore mi fa male alla testa.


Da "Fantasmi al rallentatore" di Roberto Sonaglia, Ed. Oppure

05/04/09

Estate Western III

0 Estate Western 03 firme III
Il selvaggio West

-Serve aiuto, cow boy?- chiede Magaskawee, scendendo da cavallo, e avvicinandosi a Tessy, che rimane appoggiato alla fiancata della macchina.

-Se sei un meccanico, un aiuto lo gradirei, altroché!

La ragazza sorride, dando occhiate veloci all'auto ferma sul ciglio della strada, sotto i primi raggi del sole, ancora tenui, ma che preannunciano una giornata arida e rovente, e al carrello appendice.

-Mai fidarsi dei motori meccanici, prima o poi ti tradiscono... hanno il cuore di metallo, freddo e artificiale. Quello di Blue Angel,- dice, accarezzando il suo cavallo, -non mi tradirebbe mai!

Tessy ricambia il sorriso, -Nemmeno quello di Green Waver, se è per questo,- a quel nome un allegro nitrito esce dal roulottino, -ma la strada è lunga da Frisco a Kayenta a dorso di cavallo!

-Vieni da San Francisco? Da qui al paese ci sono poche miglia, invece,- risponde l'indiana ridendo, -sella Green Waver, ti accompagno dal meccanico.

Tessy e Magaskawee cavalcano al piccolo trotto, mentre il Sole continua la sua parabola nel cielo, arroventando sempre di più l'atmosfera. Il buscadero osserva curioso le sentinelle di roccia che sorvegliano il deserto rossiccio. Le ha viste tante volte nei film, immaginando come sarebbe stato trovarsi al loro cospetto. Ora che c'è prova una strana sensazione, come essere catapultato nel selvaggio West dei suoi miti. Il fatto di cavalcare in quel territorio fianco a fianco con un'indiana, amplifica la sensazione di trovarsi ai tempi delle diligenze, e gli archi con le frecce.

-Hey!- esclama Magaskawee, -Ne avrai di tempo per ammirare il panorama, una volta riparata la macchina. Ora prova a starmi dietro!- conclude, lanciando Blue Angel al galoppo.

Tessy, con un brusco salto temporale che lo riporta al presente, incita Green Waver a seguire l'agile ed elegante stallone, che già l'ha distanziata di alcune decine di metri.

La corsa lungo la pista di terra battuta, che si allontana sempre di più dall'autostrada, addentrandosi in pieno deserto, prosegue per una decina di miglia, con Magaskawee che mantiene la testa, e Tessy che continua a incitare la sua giumenta affinché non perda terreno.

L'andatura sostenuta ha un rallentamento una volta raggiunta la periferia del paese. Magaskawee ferma Blue Angel davanti a uno stabile anonimo, sulla cui porta campeggia la scritta “Mechanical Services”. Senza aspettare che Tessy la raggiunga, dà al meccanico -che, avendo sentito il rumore degli zoccoli dei cavalli sull'asfalto, è uscito dall'officina- alcune indicazioni. Quindi lo saluta, proprio mentre il buscadero sta scendendo di sella.

-Gli ho spiegato dove si trova il tuo stallone di metallo- gli dice con tono ironico, -Mike è il miglior meccanico del West, vedrai che in un paio d'ore potrai riprendere il tuo viaggio per Kayenta.

-Ti ringrazio. E' stata una vera fortuna che tu passassi da quelle parti. Se non fosse per te ora starei friggendo sotto questo sole impietoso... e grazie anche per la corsa!

-E' un dovere da queste parti soccorrere i cow boy in difficoltà... e in alcuni casi anche un piacere- risponde, facendogli l'occhiolino, dopo aver dato una rapida occhiata alla figura alta e prestante di Tessy, -Ora devo andare, ti lascio in buone mani, e sono sicura che ci rivedremo presto. A proposito, io sono Magaskawee, Maggie per gli amici- conclude, porgendogli la mano, e un sorriso aperto e spontaneo, che mette in risalto i perfetti lineamenti del bel viso.

-Ci conto Maggie. Io sono Tess, Tessy per gli amici- replica lui stringendole la mano.

-Allora a presto, Tessy- dice lei, rimontando a cavallo.

-A presto Maggie... ma dove ti trovo?

-Lo scoprirai presto!- risponde la ragazza, che senza aspettare replica, parte al galoppo.

Tessy la osserva allontanarsi, abbassandosi la falda dello Stetson, che copre il suo sguardo divertito, e profondamente affascinato.

01/04/09

Prelude


Una Canzone per Te, mia Ondina scalza...

Sei un Raggio di Luna nella mia Notte, l’aria vibra.

Sei la mia terra di Onde, la mia Odissea.

Un soffio di vento, una foglia leggera, svanisci e ritorni.

In Dimensioni senza nome Ti stringo la mano.


Un respiro nel Tuo respiro e l'Universo nasce.

Una nota della Tua canzone e il Tempo svanisce.

Tiepido scrigno e cattedrale, sei arte e fantasia.

Abbandonato nel Tuo respiro, scivolo via.

Dopo notti di silenzio, canterai la mia Canzone.

Nell'Aurora dell’Unione, Ti amerò, mi amerai.

Ti Amo Samy

Grazie di esistere

Il Tuo Robi